INCHIESTE | Pagani e la droga: “Arrivano le guardie”!

Il retroscena dietro l’arresto di un pusher

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La droga a Pagani è importante. Fa “mangiare”. E in quest’ottica, preservare le piazze di spaccio, insieme al lavoro di pusher e vedette, diventa fondamentale per chi magari vendendo quella roba riesce anche a tirare avanti. Lo hanno capito ancor di più i carabinieri della tenenza, quando la settimana scorsa hanno arrestato un pregiudicato di 38 anni, colto in flagranza mentre vendeva un paio di pallini di cocaina ad un assuntore. La zona di riferimento è sempre il centro storico, con il quartiere della Lamia finito per l’ennesima volta nel mirino degli uomini dell’antidroga. La circostanza emerge dal verbale redatto dai carabinieri guidati dal tenente Angelo Chiantese. Poco prima dell’arresto, il 38enne era stato avvisato da un amico, altro pregiudicato, che stazionava nei pressi di un bar dove si stava consumando lo scambio. “Le guardie, le guardie!”, avrebbe urlato quel ragazzo. L’obiettivo era avvertire l’amico della presenza dei carabinieri. Lo stesso si era lanciato anche incontro alla gazzella, rischiando di essere investito, per impedire agli stessi di partire alla caccia del pusher. Il tentativo fu inutile, perché i militari avevano evitato con una manovra fulminea quel giovane, raggiungendo lo spacciatore e il suo “cliente”. Tutti erano finiti in caserma, meno il 38enne, spedito agli arresti domiciliari

Ma l’urlo a mo di segnale e il tentativo di quell’uomo di impedire ai carabinieri di non interferire in quella insignificante, quanto quotidiana attività di spaccio, sono segnali di una volontà che tende a “proteggere” certe attività criminali. Di esempi del genere, nelle cronache del passato, se ne contano diversi. Nelle due distinte operazioni “Taurania” e “Taurania Revenge”, separate l’una dall’altra da quasi 6 anni, due furono i tentativi di condizionare o comunque ostacolare le indagini dei carabinieri. Nel primo caso, l’Antimafia intercettò in ambientale una persona che confidò la paura di dover parlare davanti ai magistrati. C’erano voci di strada che questi avesse parlato e il pensiero di “essere ucciso”, lo spinse ad esitare più volte. Nel secondo caso, invece, i carabinieri appuntarono in un’informativa la volontà da parte del clan Fezza – D’Auria Petrosino di cercare una “mediazione” con i carabinieri, attraverso soggetti terzi, per far cessare arresti e perquisizioni. Oggi a Pagani il mercato della droga è nelle mani di diversi gruppi che hanno deciso di non pestarsi i piedi tra loro. Una circostanza che spinge ogni singolo componente a creare una rete di protezione, affinché le attività illecite proseguano senza interferenze. E questo viene fatto nei modi più disparati: sia con il rifiuto di collaborare con la giustizia ma anche provando, goffamente, ad impedire ad una pattuglia di arrestare i pusher beccati in strada. Tutti segnali di un atteggiamento comune, diffuso nel mondo della microcriminalità e non di esclusività della città di Pagani. La quale, è tuttavia tornata da tempo sotto la lente d’ingrandimento delle procure come città di riferimento nell’Agro per la vendita di droga.