Inchiesta e conseguenze: la famiglia Di Maio s’inventa il reddito in nero di cittadinanza

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Di Maio paga i lavoratori in nero, chissà cosa ne pensa Salvini. Sembra quasi una battuta da Bagaglino del terzo millennio. Colpa del papà del vice premier, titolare di un’azienda edile, accusato da alcuni suoi operai di pagamento in nero, come emergerebbe da un’inchiesta firmata Le Iene. Testimonia il manovale Salvatore Pizzo: “Ho lavorato con Antonio Di Maio nel periodo tra il 2009 e il 2010. Sempre al nero e, come me, lavoravano almeno altri 3-4 operai rispetto ai 7-8 dipendenti totali. Ero pagato sempre in contanti, 1200 euro al mese, per otto ore giornaliere dal lunedì al venerdì”. Pizzo rivela anche un incidente sul lavoro e il no di Di Maio all’opzione Pronto soccorso, con tanto di minaccia di licenziamento. Il vice premier ha dichiarato: ” Le colpe dei genitori non possono ricadere sui figli, Non ne so nulla, non avevo in quel periodo nessuna gestione dell’impresa, come anche ora. Vi ho lavorato, sempre regolarmente, qualche estate da operaio. Tra me e mio padre, c’è stato un lungo periodo di rapporti non buoni. Un vero black out nei rapporti. Sono ripresi solo negli ultimi tempi. Non so quello che accadeva nella ditta, supponevo sempre che fosse tutto gestito in maniera regolare. Se fosse vero, certamente sarebbe gravissimo. L’azienda è ora gestita da mio fratello, ma voglio informarmi con mio padre come stanno le cose, verificare. Se posso fare qualcosa per questa persona, ditemelo”.