Era in un appartamento a Milano, sfuggita al blitz congiunto di due giorni fa condotto da carabinieri e polizia. Gli investigatori, dopo averla rintracciata, hanno arrestato la 54enne napoletana Rosa Palumbo, per poi sottoporla come deciso dal gip di Nocera Inferiore agli arresti domiciliari. Contemporaneamente, ieri mattina, al commissariato di polizia nocerino si costituivano altri 4 degli indagati nell’inchiesta «Big Boat», incentrata su di un maxi giro di truffe a danno delle aziende di trasporti su gomma. Il ruolo di Palumbo è ritenuto importante dagli investigatori, in quanto è con lei che l’organizzazione criminale cambia il modus operandi. La 54enne di Torre Annunziata, proveniente dallo stesso quartiere di Gaetano Vezzi, ritenuto a capo di tutta l’organizzazione, divenne prestanome di una ditta di autotrasporti omonima, prestando il suo assenso in cambio di denaro. Per gli investigatori, la donna conosceva perfettamente gli obiettivi e i ruoli dei vertici del gruppo.
Tra quelli consegnatisi spontaneamente invece, c’era Salvatore Terracciano, 49enne di Angri, anche lui ai domiciliari, accusato di far parte del gruppo di Umberto Guadagno per aver trafugato merce attraverso la società LTD di Napoli. Uno dei semirimorchi oggetto di sequestro era intestato ad una ditta di trasporti, il cui ex socio era proprio Terracciano. Successive perquisizioni portarono alla scoperta di merce sottratta ad una società spagnola e gestita da Terracciano a favore di Umberto Guadagno, considerato il “suo capo”. Un controllo presso la sua abitazione invece, generò il sequestro di materiale collegato ad imprese di trasporto che ricevevano le commesse ma poi facevano sparire la merce. Sul suo cellulare, sono stati trovati alcuni messaggi con indicazioni precise per alcune attività oggetto di indagine, oltre a collegamenti con diversi degli indagati, come affiliati e autisti.
Il terzo, Fabrizio Vassallo, autista di Salerno, era anch’egli «ben addentrato nei meccanismi della congrega». Da alcune intercettazioni emerge il suo nome mentre precisava cose di questo genere: «Non sono un ragazzo di queste cose Umbè, penso che hai capito che ragazzo sono». Per gli inquirenti, questo passaggio allude ad una «conoscenza e cooperazione dell’attività criminale datata nel tempo, non iniziata certo da pochi giorni». La richiesta è legata ad alcuni pagamenti pregressi. E’ accusato di aver concordato con Umberto Guadagno le modalità di come “muoversi” all’interno dell’azienda da truffare. Per non destare sospetti, avrebbe nascosto alcuni bancali di arance – precedentemente sottratte – ancora presenti sul camion. Non voleva lasciare quella merce a terra, perché – spiegano gli investigatori – qualora la nuova merce non fosse entrata nello spazio disponibile, avrebbe preteso del denaro da chi avesse ricevuto quei bancali residui. «Era tutt’altro che sprovveduto, commenta il gip».
Il quarto componente costituitosi è invece Raffaele Angelo Aliberti, autista di Poggiomarino. I carabinieri lo intercettano quando «si lamenta di essere coinvolto negli affari solo per situazioni rischiose, quando c’era da rimettere». «Ti devo dire una cosa, quando c’è da buscare (guadagnare) i soldi fate presente a qualcun’altro, quando stanno da perdere i soldi chiamate a Raffaele, non fa niente». Aliberti invece, stando alle indagini, avrebbe voluto partecipare anche quando c’era possibilità di guadagno. Agli atti, le telefonate tra lui e Gaetano Vezzi.
In ultimo, Francesco Vastola, autista di San Valentino Torio, inserito nel gruppo di Umberto Guadagno. Incastrato, anch’egli da testimonianze e attività investigative fotografiche e di intercettazioni. Gli ultimi tre, a differenza dei primi due, sono stati sottoposti all’obbligo di dimora. Nelle prossime ore, il gip di Nocera Inferiore, Alfonso Scermino, ascolterà le prime persone sottoposte alla misura del carcere. Le indagini di carabinieri e polizia invece continuano, come confermano gli “omissis” nell’ordinanza e la vastità del fenomeno che interessa la frode di merce nel settore del trasporto su gomma.
