In ricordo di Leo De Berardinis: vanto dal Cilento

Oggi avrebbe compiuto 78 anni Leo de Berardinis. Nato a Gioi, artista dalle tante vite, è scomparso due volte, ridotto in coma irreversibile il 16 giugno 2001 per un episodio di sospetta malasanità (un’anestesia letale per un intervento di chirurgia estetica a Villa Torri di Bologna), e spirato sette anni dopo, al termine di un calvario vegetativo. Uno dei talenti più impetuosi, creativi e profondi del teatro di ricerca di fine ‘900, dotato di tanto genio e sincerità da essersi meritato una vera fama d’artista popolare, non a caso sostenitore, come amava dire, di una “tradizione del nuovo”. Nel 1967 scattò una scintilla artistica e personale che sarebbe diventata leggendaria: il rapporto intenso con Perla Peragallo, con la quale iniziò accostandosi a Shakespeare, collezionando anche un profetico tu per tu con Carmelo Bene per un Don Chisciotte a base di armature, strumenti e vetri rotti. Con Perla fonderà il Teatro di Marigliano che permise operazioni di svolta dal titolo King lacreme Lear napulitane, Sudd e Chianto ‘e risate e risate ‘e chianto, fino a un XXXIII Paradiso, toccando Poe e, per vocazione di cuore, lo sketch del “wagon lit” di Totò, incarnando poi Keaton e Majakoskij, Petrolini e Viviani. E sempre più, per un Leo attore-jazzista, la musica entra nei suoi spettacoli, capace nel 1991 di stare sotto i riflettori con Steve Lacy. Ma ha anche a cuore i nuovi linguaggi, fa un censimento dei giovani gruppi, dirige dall’83 a Bologna la cooperativa Nuova Scena, crea il Teatro di Leo e con un laboratorio di attori tutti suoi, con un carisma potente affronta Macbeth, entra nel mondo di Eduardo con Ha da passà ‘a nuttata. Poi è tutto un ripasso dei fondamentali, da Totò, principe di Danimarca a I giganti della montagna, dalla commedia dell’arte del Ritorno di Scaramouche a LearOpera, con uno stuolo di attori (Bucci, Sgrosso, Mazza, Sacchi, Randisi, Vetrano, Capone) che restano un patrimonio quanto il suo archivio offerto al Dams di Bologna.