Sotto sequestro una nota industria di conserve alimentari in scatola di Avellino. Il provvedimento – su disposizione del Gip del Tribunale del capoluogo irpino – è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno, con il supporto dei militari della locale Stazione, oltre che delle Stazioni di Atripalda e Montefredane.
L’attività di indagine è stata coordinata dalla Procura di Avellino.
Numerose le violazioni accertate e contestate al legale rappresentante della società di gestione dell’industria alimentare, che dovrà adesso rispondere, tra l’altro, di illecito smaltimento di rifiuti. In particolare, è stato accertato l’illegale sversamento sia sul suolo (di rifiuti speciali allo stato liquido), che nella rete fognaria gestita dal consorzio ASI – e dunque nel torrente Cardogneto, senza alcun precedente trattamento depurativo – di acque reflue industriali provenienti dal ciclo di lavorazione, il tutto in assenza della prescritta autorizzazione.
Nel corso dei sopralluoghi presso all’attività industriale, i carabinieri ed i tecnici Arpac hanno poi accertato diffuse anomalie: nei pressi dell’impianto si avvertivano esalazioni maleodoranti caratteristiche tipiche del processo della lavorazione dei legumi, mentre le vasche dell’impianto risultavano al limite della capienza, tanto che le acque reflue dalla vasca di ossidazione si riversavano direttamente sul terreno circostante.
Su richiesta della Procura, il Gip ha dunque disposto il sequestro preventivo con facoltà d’uso dell’impianto, a condizione che la società di gestione proceda entro novanta giorni ad attivare i procedimenti tecnici ed amministrativi affinché l’attività possa essere espletata nel rispetto delle prescrizioni legali in materia di smaltimento dei rifiuti, nel rispetto anche delle prescrizioni ispettive dei tecnici dell’Arpac di Avellino e dei carabinieri del N.O.E. di Salerno.
La complessa ed articolata attività di indagine è stata innescata da un esposto del “Comitato Salviamo la Valle del Sabato”, da cui si ricavava che “gli abitanti della zona erano costretti da anni a vivere con cattivi odori, insetti, fumi e rumori insopportabili”.

