Il silenzio e le lacrime, Scafati ha detto addio a Nino La Mura

Di Luigi Capasso

Il silenzio. La tromba suona squarciando il dolore con le sue note mentre Nino La Mura saluta la sua casa. Per l’ultima volta. L’addio è struggente. Commosso. Scafati appare quasi silenziosa nel suo giorno di metà settimana. Come un velo di dolore calato sull’intera città. Su una comunità che conosceva l’ex responsabile dell’ufficio tecnico comunale e l’uomo. Sì, l’uomo Nino La Mura. C’erano occhi pieni di lacrime sincere per lui. Nino dignitoso nell’andare via, che ha combattuto per mesi con la malattia senza mai piegarsi. L’ha beffata, irrisa. Ha cenato con gli amici, ha guardato le partite in tv, ha dispensato sorrisi, abbracci, consigli. Ha regalato coccole alla sua nipotina Federica, ha vissuto l’ultimo percorso con sua figlia Resia. L’avvocato La Mura avrebbe chiesto ancora un rinvio nella lotta ad armi impari dove il destino è giudice e pubblico ministero. L’unica figlia di Nino, stimata professionista cittadina, ha lottato e combattuto. Ogni giorno e ogni istante per il suo amato papà. E chiunque ha avuto il dono di conoscere Nino ha combattuto al suo fianco. 

Il dottor Luigi Sparavigna dell’ospedale di Nocera Inferiore le ha provate tutte. Ed è stato grazie a lui che Nino ha avuto la possibilità di godersi ancora un po’ la vita. L’esistenza di Nino era ricca di valori, di messaggi. Ha creduto sempre in ciò che faceva, nel suo impegno politico. L’uomo della Democrazia Cristiana a Scafati, al fianco di grandi sindaci, capace di dialogare ma anche di prendere decisioni. La politica vista come un impegno e un valore, per questo motivo Nino La Mura, il giorno delle recenti elezioni amministrative, ha trovato la forza di alzarsi dal letto dopo mesi ed esercitare il suo diritto di voto. 

Non c’era angolo di Scafati che non lo conoscesse, che non lo salutasse. Nino era amato, stimato. Nino era leale. E diretto. Lo ha ricordato l’onorevole Guglielmo Scarlato nell’ultimo saluto: “Diceva ciò che pensava ma con gentilezza”. L’avvocato salernitano sottolinea l’umanità di Nino: “Mi conosceva prima ancora che nascessi – ricorda – Ci sono stati momenti belli della mia famiglia nei quali Nino non sempre c’era, ma nei momenti tristi è stato sempre al mio fianco, confortando la mia anima. C’era sempre, un riferimento”.

L’elogio funebre in chiesa, dopo le parole dell’onorevole Scarlato, è stato letto dall’avvocato Iolanda Giacumbi, la cara amica di Resia. Parole, quelle dedicate a Nino, da chi lo ha conosciuto ed amato sinceramente. Parole di chi si è lasciato conquistare da un uomo sempre pronto a dare consigli, con smisurata saggezza.

Un ricordo che racconta il suo modo di vivere: “Immaginate di trovarvi su un binario alla stazione. C’è un treno che parte verso una nuova vita. Il Barone è seduto al suo posto, elegante come sempre, con i capelli in ordine e la barba rasata. I giornali sottobraccio e la saggezza trasformata in consigli. Quel treno ieri è partito e noi siamo rimasti a salutarlo dal nostro binario, ricordando un momento, un aneddoto, un istante, una giornata trascorsa con lui. 

Beffati da un uomo che ha fatto il biglietto con il sorriso. Destinazione paradiso, l’ultima stazione di Nino, quella nella quale da oggi continuerà la sua vita. 

Perché il Barone ha avuto una vita vera, intensa, ricca di amici, rapporti e momenti da ricordare e condividere. Ha avuto la vita che altri uomini hanno sempre sognato, la vita di un grande uomo. 

Nino sapeva dialogare con tutti, è stato l’uomo che metteva d’accordo le categorie e le menti più svariate. È stato l’uomo che ha contribuito ad industrializzare Scafati lavorando al fianco di grandi politici. Figura epocale di una Democrazia Cristiana che all’epoca era più un insieme di valori che un partito, uomini e non simboli. 

È stato un grande e se n’è andato da grande, con dignità, orgoglio e rispetto, prima per se stesso e poi per gli altri. 

Ha lasciato una testimonianza di ricchezza morale, di generosità, di disponibilità. 

Nino La Mura era l’uomo che sapeva far capire le cose agli altri. 

Non eravamo noi ad aiutare Nino, neanche nell’ultimo tratto di strada prima di arrivare a prendere il treno. Ci siamo illusi di poter tenere le sue mani nelle mani e di poterlo tenere sotto braccio. Era un’illusione. Sì, una mera e inutile illusione. E lui ce lo faceva credere. Era lui a tenere noi. Ci teneva con gli occhi spalancati sulla vita, vigili, sempre foriero di consigli. 

Perché Nino la vita se l’è mangiata, l’ha conosciuta e l’ha smembrata. Ha saputo farne tesoro. E quel tesoro inestimabile, di conoscenza, lo ha trasferito a tutti noi. 

A Resia in particolare, avvocato penalista che del papà ha la scaltrezza e l’intuito. 

Poi ha trasferito i suoi consigli a tutti quelli che l’hanno frequentato. 

La vita che ha avuto, cara Resia, è il regalo più bello che il tuo papà potesse farti. E i papà non vanno via, lasciano le loro orme sulla terra indicando la strada. Nino ha indicato la strada giusta, per anni. Sii orgogliosa di mettere il tuo piede in quelle orme, come mettevi la tua mano nella sua quando da piccola il tuo gigante ti portava con sé tra le scartoffie del Comune o nelle gite al mare. Il mare che tanto amava. 

Nino si è fermato all’ultima stazione con il sorriso, la barba rasata e i capelli ben pettinati. Ora tocca a noi far sì che non ci rimproveri per aver trascurato la nostra di vita dopo l’esempio che ci ha lasciato. Ciao Nino, buon viaggio. Anche in Paradiso sarai un riferimento”