IL SABATO SANTO DI PAPA FRANCESCO- LA SPERANZA NELL’ORA PIU’ BUIA

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Nella Veglia pasquale nella Notte santa, Papa Francesco eleva un inno alla vita, che Dio fa uscire “persino dalla tomba”. L’invito è a non cedere alla rassegnazione e a chiedere a Gesù di incoraggiarci “nelle nostre paure”. Solo con Lui, davvero, “tutto andrà bene”. I cristiani si facciano “annunciatori di vita in tempo di morte”, si fermino le guerre e gli aborti

Nell’ora più buia, la luce di Gesù risorto ci dona “il diritto ad una speranza nuova”, che viene da Dio e non svanirà, perché Lui “persino dalla tomba fa uscire la vita”. Basta “aprire il cuore nella preghiera” e niente “potrà mai rubarci l’amore” che il Signore nutre per noi. E ricevuto l’annuncio di speranza, non teniamolo “nei nostri recinti sacri”, ma siamo “cristiani che incoraggiano, annunciatori di vita in tempo di morte!”.

La Vita che è il Risorto, al quale, “pellegrini in cerca di speranza” ci stringiamo come le donne di ritorno dal sepolcro vuoto. La vita che si deve fare canto in tutto il mondo, unito oggi dalla pandemia, così forte da mettere a tacere “le grida di morte”, le guerre, perché serve piuttosto il pane, fermando “la produzione e il commercio di armi” e gli aborti.

La celebrazione si sviluppa, in una Basilica Vaticana semivuota, dalla suggestiva liturgia detta del “lucernario”, che apre solennemente la Veglia, con la benedizione del fuoco nuovo, l’accensione del cero pasquale e, mentre il tempio si illumina al canto “Lumen Christi”, la processione verso l’altare della Cattedra. Davanti ad un drappo rosso svetta il crocifisso di San Marcello al Corso, accanto all’icona di Maria Salus Populi Romani. Due immagini che accompagnano tutte le celebrazioni del Tempo di Pasqua in Vaticano. Il “lucernario” si chiude con il canto dell’Exsultet, l’annunzio pasquale, in latino, intonato dal diacono.

Al termine della liturgia della Parola, nell’omelia Francesco rilegge il Vangelo della Resurrezione secondo Matteo, che inizia con il sabato, “il giorno del grande silenzio”, che quest’anno “avvertiamo più che mai”. Ci specchiamo, sottolinea, nei sentimenti delle donne che, come noi oggi, “avevano negli occhi il dramma della sofferenza”, “avevano visto la morte e avevano la morte nel cuore”, con una paura: “avrebbero fatto anche loro la stessa fine del Maestro?”. Il futuro, poi, era “tutto da ricostruire”. Per loro, chiosa il Pontefice, “era l’ora più buia, come per noi”.

Ma questo non basta perché le donne si rinchiudano “nel pessimismo”, ricorda Papa Francesco, perché cedano a lamento e rimpianto. Invece “nelle loro case preparano i profumi per il corpo di Gesù”, così “non rinunciano all’amore” e “nel buio del cuore accendono la misericordia”. La Madonna, intanto, “di sabato, nel giorno che verrà a lei dedicato, prega e spera” e nel dolore “confida nel Signore”.  Così, senza saperlo, preparavano “il giorno che avrebbe cambiato la storia”.

All’alba le donne, al sepolcro, incontrano l’angelo: “Non abbiate paura – dice loro – Non è qui, è risorto”. Poi incontrano Gesù che ripete: “Non temete”. Ecco, spiega il Papa, “l’annuncio di speranza”, che è anche “per noi, oggi. Sono le parole che Dio ci ripete nella notte che stiamo attraversando”.

Di solito, prosegue Francesco, “la tomba è il luogo dove chi entra non esce”. Ma Gesù è uscito, “è risorto per noi, per portare vita dove c’era morte, per avviare una storia nuova dove era stata messa una pietra sopra”. Come ha ribaltato il masso che chiudeva la sua tomba, “può rimuovere i macigni che sigillano” il nostro cuore. Per questo, è l’invito del Pontefice, “non cediamo alla rassegnazione”: possiamo e dobbiamo sperare, “perché Dio è fedele”. Non ci ha mai “lasciati soli”, è venuto “in ogni nostra situazione, nel dolore, nell’angoscia, nella morte”. La sua luce, che “ha illuminato l’oscurità del sepolcro”, vuole “raggiungere gli angoli più bui della vita”. Così, “anche se nel cuore hai seppellito la speranza, non arrenderti”. Con Dio “niente è perduto” e “il buio e la morte non hanno l’ultima parola”.Questo è l’annuncio pasquale, “annuncio di speranza”, sottolinea Francesco, che contiene però anche “l’invio”. “Andate ad annunciare ai miei fratelli – dice Gesù – che vadano in Galilea”. E Gesù li precede, dice l’angelo. “È bello” commenta il Pontefice, sapere che il Signore cammina davanti a noi, ed è già in Galilea, luogo che per Lui e i discepoli “richiamava la vita quotidiana, la famiglia, il lavoro”.