Il punto di rugiada: l’arte poetica di Nada Skaff tra radici e traslazioni dell’anima

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di Marco Visconti


Nel testo poetico Il punto di Rugiada, Nada Skaff costruisce una geografia intima in cui la parola diventa luogo, memoria e materia sensibile. La sua poesia non si limita a evocare Beirut: la attraversa, la tocca, la respira. I cedri del Libano non sono semplici simboli identitari, ma presenze vive, quasi tattili, che affondano le radici nei versi così come nella coscienza della poetessa. Accanto a essi compaiono i bambini mediorientali, figure fragili e luminose, emblemi di un’innocenza continuamente esposta alla ferita della storia. La terra di Nada Skaff è una terra complessa e stratificata: dilaniata dalle guerre ma ancora amena, bellissima, capace di generare poesia. È una patria che vive nel ricordo, impressa nel cuore e allo stesso tempo distante, come accade a tutti i luoghi originari che l’esilio — geografico o interiore — trasforma in mito personale.

Da questa tensione nasce una scrittura che non indulge mai nella retorica, ma si affida alla delicatezza dell’immagine e alla precisione del sentimento.
Trapiantata a Napoli, la poetessa innesta la sua memoria libanese nel paesaggio campano. Qui i versi diventano carezze sul territorio, gesti di ascolto e di accoglienza. Napoli non sostituisce Beirut, ma le dialoga accanto: due città di mare, di stratificazioni storiche, di bellezza ferita. In questo incontro di luoghi, Nada Skaff trova uno spazio fertile per la meditazione sulla poesia stessa, intesa come via di fuga dal politicamente corretto e da una realtà percepita come troppo banale per un animo che cerca profondità.


La sua scrittura lavora sui versi con libertà e consapevolezza: a tratti li accarezza, a tratti ci gioca, sperimenta ritmi e immagini. La rugiada diventa inchiostro, elemento primigenio che bagna i sentimenti e li rende condivisibili. Ciò che nasce come esperienza personale si apre così a una dimensione collettiva, dove il lettore può riconoscere le proprie nostalgie, le proprie fratture, le proprie verità.


Come un’Ermione contemporanea, Nada Skaff — richiamando la lezione dannunziana ma liberandola da ogni compiacimento estetizzante — ci fa assaporare la bellezza arborea del Libano per poi condurci in territori più profondi dell’animo. Il mare, le ore, la verità: temi che ricorrono come stazioni di un percorso interiore e che compongono un repertorio ampio, capace di sconfinare oltre i confini geografici e culturali.