Il Prefetto invia la Commissione d’Accesso a Castellammare di Stabia

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Il Prefetto invia la Commissione d’Accesso a Castellammare di Stabia. Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto la nomina di una Commissione di indagine per l’accesso agli atti presso il Comune di Castellammare di Stabia. Questa decisione, delegata dal Ministro dell’Interno, mira a verificare la possibile sussistenza di tentativi di infiltrazione o collegamenti con la criminalità organizzata all’interno dell’amministrazione comunale guidata da Luigi Vicinanza. L’accesso ispettivo, come previsto dalla normativa antimafia, avrà una durata iniziale di tre mesi, prorogabili una sola volta per ulteriori tre mesi. Rappresenta un passo significativo nella salvaguardia delle istituzioni locali dalla morsa della camorra e di altre forme di illegalità che da decenni affliggono la Campania.

Castellammare di Stabia negli ultimi anni, è stata al centro di cronache nere legate a furti, rapine, aggressioni e sospetti di connivenze mafiose. L’indagine prefettizia non è un fatto isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di interventi statali per contrastare l’infiltrazione criminale nelle amministrazioni pubbliche.

Il Contesto Sociale di Castellammare di Stabia

Negli ultimi decenni, Castellammare è stata teatro di operazioni antimafia che hanno svelato legami tra politica locale e clan camorristici. Ad esempio, nel 2021, una commissione d’indagine simile era stata nominata dal Prefetto di allora, Marco Valentini, per verificare infiltrazioni mafiose, portando a un’analisi approfondita degli atti amministrativi. Sebbene quell’indagine non abbia portato allo scioglimento del consiglio, ha evidenziato vulnerabilità nel sistema appalti e nelle concessioni pubbliche. Più recentemente, nel 2024 e 2025, la città ha visto un incremento di episodi di microcriminalità: furti in appartamento, rapine e aggressioni violente. Un caso emblematico è l’aggressione a un’infermiera all’ospedale locale nel gennaio 2024, dove un gruppo di persone ha picchiato la vittima per un semplice invito a spostarsi, riflettendo un clima di impunità.

Nel 2025, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha istituito “zone rosse” in diversi comuni napoletani, inclusa Castellammare, per allontanare soggetti pericolosi con precedenti penali dalle aree sensibili. Questo provvedimento, che include potenziamento della videosorveglianza, è stato discusso in un vertice presieduto dal Prefetto di Bari nel febbraio 2024, dove si è enfatizzata la necessità di vigilare sulle elezioni comunali per prevenire influenze illecite. Tali misure indicano un pattern di instabilità: via Napoli, ad esempio, è stata colpita da blackout dell’illuminazione pubblica e furti ripetuti nel gennaio 2026, con residenti che esprimono crescente paura per la sicurezza. Un tentato furto in una pizzeria, interrotto dai carabinieri, ha ulteriormente alimentato i timori di una criminalità diffusa.

Inoltre, indagini della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Napoli hanno coinvolto figure politiche locali. Nel gennaio 2026, è stata aperta un’inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Gennaro Oscurato, ex consigliere comunale dimessosi di recente. Questi elementi suggeriscono che la nomina della commissione non sia casuale, ma risposta a segnali di allarme accumulati nel tempo.

Il Ruolo del Prefetto Michele di Bari

Michele di Bari, nato il 2 gennaio 1959 a Mattinata (Foggia), è un alto funzionario dello Stato con una lunga carriera nel Ministero dell’Interno. Laureato con lode in Giurisprudenza, ha ricoperto ruoli chiave in diverse prefetture, tra cui Reggio Calabria e Potenza, prima di arrivare a Napoli nel 2023. La sua conferma nel 2026, oltre i limiti ordinari di età, è stata prorogata dal Viminale grazie a una valutazione positiva, permettendogli di continuare fino ai 70 anni. Di Bari è noto per un approccio rigoroso alla sicurezza: nel 2025, ha presieduto conferenze dove ha evidenziato una flessione del 5% nella delittuosità a Napoli, grazie a sinergie tra forze dell’ordine.

Sotto la sua guida, la Prefettura di Napoli ha intensificato i controlli antimafia. Ad esempio, nel 2026 ha adottato decreti di sospensione per funzionari coinvolti in scandali, come nel caso di Nello Donnarumma nel 2025. La nomina della commissione per Castellammare segue un pattern: solo pochi giorni prima, analoghe misure sono state prese per Torre Annunziata, dove il sindaco Corrado Cuccurullo ha espresso amarezza, ma ha accolto l’indagine come opportunità di trasparenza. Di Bari ha agito in anticipo, inviando la commissione per verificare infiltrazioni di clan locali.

I Motivi alla Base della Nomina

La decisione del Prefetto deriva da una delega ministeriale, basata su rapporti delle forze dell’ordine e della DDA che segnalano rischi di condizionamento mafioso. A Castellammare, clan come i D’Alessandro e gli Imparato hanno storicamente influenzato appalti pubblici, lavori edili e concessioni balneari. Recenti episodi, come l’inchiesta su Oscurato, indicano possibili legami tra politica e camorra. Inoltre, degrado urbano, come nel Parco Botanico della Reggia di Quisisana, è stato oggetto di interrogazioni consiliari, evidenziando ritardi burocratici che potrebbero mascherare irregolarità.

La Procedura dell’Indagine

La commissione, composta tipicamente da un prefetto in quiescenza, un dirigente di polizia e un esperto di amministrazione, avrà accesso a tutti gli atti comunali: bilanci, appalti, concessioni e deliberazioni. La durata è di tre mesi, prorogabili, durante i quali si analizzeranno documenti per individuare anomalie come affidamenti diretti sospetti o influenze esterne. Al termine, la commissione redige una relazione al Prefetto, che la trasmette al Ministro. Se confermate infiltrazioni, può seguire lo scioglimento del consiglio comunale e la nomina di un commissario straordinario.

Questa procedura è standardizzata dalla legge antimafia del 1991, aggiornata nel 2017 per rafforzare i controlli. A Castellammare, il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, presieduto da Di Bari nel luglio 2024, ha già discusso misure preventive. L’indagine potrebbe estendersi a settori come l’urbanistica e i servizi sociali, dove la camorra spesso si insinua.

Implicazioni per l’Amministrazione e la Comunità

Se l’indagine confermasse irregolarità, lo scioglimento del consiglio porterebbe a elezioni anticipate e a un periodo di commissariamento, con impatti su progetti in corso come la rigenerazione urbana. Per la comunità, potrebbe significare maggiore sicurezza, ma anche stigma sociale. Il sindaco Luigi Vicinanza e l’amministrazione attuale, eletti nel 2024, potrebbero difendersi sostenendo trasparenza, simile al caso di Torre Annunziata dove il sindaco ha espresso amarezza ma collaborazione.

Economicamente, Castellammare dipende da fondi UE e PNRR per infrastrutture; un commissariamento potrebbe accelerare riforme, ma ritardare decisioni locali. Socialmente, rafforza la percezione di una Campania sotto assedio mafioso, con statistiche del 2025 che mostrano cali in reati, ma persistenti estorsioni (-12,40%).

Casi Simili in Provincia di Napoli

La nomina per Castellammare non è isolata. Nel gennaio 2026, una commissione è stata inviata a Torre Annunziata per verificare infiltrazioni di clan. Similmente, a Giugliano in Campania, un accesso è stato disposto nel 2025. Questi interventi riflettono una strategia regionale: nel 2021, Castellammare stessa fu oggetto di indagine. Casi come Ercolano e Quarto, sciolti per mafia negli anni passati, dimostrano che tali misure possono portare a pulizie profonde, ma anche a instabilità politica.

In un contesto più ampio, la Campania ha visto oltre 100 comuni sciolti per mafia dal 1991, con Napoli come epicentro. La proroga di Di Bari sottolinea l’impegno del governo Meloni nella lotta alla camorra.

Reazioni e Dibattito Pubblico

Politici come Francesco Borrelli hanno denunciato violenze, amplificando il dibattito. Media locali come Il Mattino e Repubblica Napoli hanno coperto l’evento, enfatizzando l’anticipo di Di Bari. Cittadini auspicano che l’indagine porti a riforme, mentre oppositori temono strumentalizzazioni politiche.

La nomina della commissione di indagine per Castellammare di Stabia rappresenta un baluardo contro l’infiltrazione mafiosa, in una città che lotta tra eredità storica e sfide contemporanee. Con Michele di Bari al timone, la Prefettura di Napoli continua a vigilare, promuovendo trasparenza e legalità. Mentre l’indagine procede, è cruciale monitorare gli sviluppi per comprendere se porterà a un rinnovamento o a ulteriori tensioni. In ultima analisi, misure come questa rafforzano la democrazia locale, ricordando che la lotta alla criminalità organizzata è un impegno collettivo per un futuro più sicuro in Campania.