Fu arrestato dalla Mobile di Salerno per il ritrovamento di un kalashnikov, nascosto nel terreno del nonno. Nello specifico, in un sacco di iuta adagiato in una cisterna, dove si macellavano i maiali. Ora è stato assolto, dietro sentenza del gup Paolo Valiante, che non ha ravvisato lo straccio di una prova nei confronti del giovane Gian Battista Coppola. Il 30enne era difeso dall’avvocato Enrico Bisogno, che ha dimostrato l’assenza di qualsiasi indizio che collegasse l’arma al ragazzo. I fatti risalgono ad una perquisizione che la polizia eseguì in un fondo agricolo ad Oscato di San Severino. All’interno di una cisterna raggiungibile da una botola nel terreno, fu rinvenuta l’arma: un kalashnikov Ak 47 insieme a 59 cartucce. In quel periodo, gli inquirenti cercavano alcune armi appartenenti all’allora latitante Vincenzo Senatore. Ma se il gip in prima battuta, convalidò l’arresto di Coppola, il Riesame tempo dopo ne dispose la scarcerazione. In sede di difesa, l’avvocato ha sostenuto diversi punti oggetto dell’innocenza del suo assistito. In primis, nel terreno incriminato, l’accessibilità era in sostanza garantita a chiunque. E non solo al nonno di Coppola, che davanti agli uomini della Mobile avrebbe confermato – stando al verbale degli inquirenti – che spesso il nipote si recava in quel luogo. Ma anche al resto dei proprietari terrieri che confinavano nelle vicinanze. Gli stessi sacchi di iuta, all’interno dei quali fu rinvenuta l’arma, poteva comprarli chiunque essendo oggetto di libera vendita.
Il luogo del ritrovamento invece, particolarmente angusto da raggiungere, non serviva alla macellazione di animali. Non vi erano infatti strumenti che lo lasciassero pensare. Inoltre, attraverso una perizia medica fu dimostrato che il nonno di Coppola, quando fu sentito dalla polizia all’esterno della propria abitazione, era affetto da «deficit cognitivo», quindi non «capace di intendere e di volere». Da lì, la “falsa” circostanza che il nipote si trovasse spesso lungo quel terreno. Il gup ha prosciolto il 30enne, chiudendo una storia cominciata all’inizio di gennaio 2015, con tanto di conferenza stampa che illustrò l’entità della scoperta. In attesa delle motivazioni del giudice, resta il mistero sull’identità del proprietario di quella micidiale arma da fuoco
Nicola Sorrentino

