Si è concluso da pochi giorni il Mondiale Under 20, anche se in Italia nessuno pare essersene accorto. Strano se consideriamo tutti i proclami che media nazionali e federazione fanno sull’importanza del calcio giovanile come strumento di rilancio dell’intero movimento. La rassegna, tenutasi in Cile, ha visto arrivare alla vittoria il Marocco, uscito vittorioso dalla finale contro i pari età dell’Argentina. Questa è solo la seconda volta che una nazione africana arriva a vincere una delle più importanti competizioni giovanili al mondo dopo il trionfo del Ghana nel 2009. Il trionfo dei Leoncini dell’Atlante non nasce dal caso o da una serie di fortuiti incastri del destino, bensì è il frutto di una programmazione quasi ventennale che ha portato la nazionale africana a diventare una selezione di prim’ordine, come testimoniato dalla semifinale raggiunta dalla prima squadra al Mondiale del 2022.
Il lavoro della Federcalcio marocchina parte nei primi anni duemila, con investimenti mirati in strutture e capillare rete di scout per individuare i migliori talenti della diaspora. Possiamo individuare anche una data come punto di svolta dell’intero movimento: nel 2009 viene infatti inaugurata la “Mohamed VI academy”, un centro federale situato a Salè, voluto dal Re e nato con l’intento di costruire in casa e accudire nel migliore dei modi i giovani talenti. Su un’area di 2,5 chilometri quadrati, l’accademia si apre come un villaggio moderno, costruito sul modello di un douar, il tipico insediamento rurale del Paese. Al centro, una piazza: cuore pulsante, spazio di incontro, simbolo di comunità. Intorno, cinque edifici circolari racchiudono la vita quotidiana dei giovani calciatori — dormitori, aule scolastiche, una mensa, un centro medico e spazi dedicati alla formazione sportiva. Tutto è pensato per creare armonia, con patî e giardini dove i ragazzi si rilassano tra un allenamento e una lezione.
“Vogliamo formare atleti, ma anche uomini”, raccontano i responsabili del progetto. È questa la filosofia che guida la scuola interna, costruita secondo il modello sport-studio: un equilibrio tra campo e classe, tra studio e sogno. Le dieci aule, insieme ai laboratori di lingue e informatica, accolgono studenti provenienti da ogni parte del Paese. Qui si studia, si cresce, si impara a competere, ma anche a rispettare. Il programma è supervisionato dal Ministero dell’Istruzione marocchino, a conferma di un impegno che va oltre il calcio.

Fuori dalle aule, la struttura si apre su quattro stadi costruiti secondo gli standard FIFA, un campo in erba sintetica, spogliatoi moderni e un’area di allenamento speciale per i portieri. Al termine di ogni sessione, i ragazzi possono contare su un centro medico all’avanguardia, con clinica, fisioterapia e una piscina di balneoterapia per il recupero muscolare. Tra i maggiori talenti sviluppatisi in questa academy sono da segnalare En-Nesyri, mattatore della Fiorentina nella finale di Conference League contro l’Olympiakos, e Nayef Aguerd, baluardo del Marsiglia di De Zerbi.
L’altro grande passo fatto dalla federazione riguarda lo scouting di tutti quei talenti della diaspora, marocchini di prima e seconda generazione che pur non essendo nati e cresciuti nel suolo africano hanno un forte legame con la patria dei genitori. Uno degli esempi meglio riusciti di questa linea adottata dalla Federcalcio è Hakimi. L’ex Inter è nato e cresciuto in Spagna e aveva tutte le carte in regola per vestire la maglia di una delle nazionali più forti e vincenti dell’ultimo ventennio. Grazie al lavoro degli scout della federcalcio marocchina e del legame che il giocatore ha con il passato dei genitori, Hakimi ha deciso di vestire proprio la maglia del Marocco. E sono andati vicini a convincere anche Yamal ma le pressioni della Spagna per avere il miglior talento al mondo, e le origini della madre (è della Guinea Equatoriale) hanno spinto il classe 2007 a scegliere le Furie Rosse.
Quello del Marocco non è un successo casuale, è la vittoria della programmazione e di un modello virtuoso di fare calcio: possa, si spera, la nostra Federcalcio prendere esempio e ispirarsi a chi ci mostra come fare le cose per bene.

