Il marcio dietro le quinte: calcio truccato, ecco qualche rivelazione

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L’inchiesta che mirava a sequestrare il tesoro degli Amato-Pagano e bocciata quasi del tutto dal giudice per le indagini preliminari. In attesa dell’esito del ricorso al Riesame della Direzione Distrettuale di Napoli, emergono particolari relativi anche al calcioscommesse nelle oltre cento pagine dell’ordinanza firmata dal gip Mario Morra che ha applicato solo la misura cautelare del divieto di dimora a Napoli e provincia nei confronti del consigliere comunale di Mugnano Gennaro Bove, oltre a un sequestro bene pari a 5,5 milioni di euro. Il calcio-scommesse, rgomento che non riguarda questa inchiesta, emerge dalla dichiarazione di un collaboratore di giustizia il coinvolgimento del clan Amato-Pagano nei presunti affari illeciti di Mario Moxedano, già coinvolto nel maggio del 2015 nell’inchiesta Dirty Soccer, che svelò un giro di scommesse, e relative partite truccate (nel 2014), nei campionati di serie D e Lega Pro, “grazie” alla regia della ‘ndrangheta. Inchiesta che ha visto Moxedano trascorrere tre mesi tra carcere e domiciliari con relativa radiazione dal mondo del calcio, arrivata nel febbraio del 2016. Ora sono i pentiti del clan Amato-Pagano a ritornare sull’argomento calcioscommesse, seppure in modo generico e relativo alle stagioni 2009-2010 e 2010-11. La squadra in questione è la Neapolis Mugnano, di cui Mario Moxedano era il presidente. In quegli anni il club che giocava allo stadio “Vallefuoco” del comune a nord di Napoli venne promosso dalla serie D alle Lega Pro (stagione 2009-2010) e conquistò l’anno successivo il quinto posto, venendo poi eliminato nelle semifinali play-off dal Trapani. A parlare è Biagio Esposito, referente di Cesare Pagano insieme al genero Mariano Riccio durante il periodo della latitanza del super boss. Esposito inizia la sua collaborazione nel luglio del 2010 e il 13 dicembre dello stesso anno, dopo aver ricordato in precedenza “gli ottimi rapporti tra l’imprenditore (Moxedano, ndr) e il clan (sin dai tempi dei Di Lauro), afferma quanto segue: ” Il clan era interessato alle vicende della squadra di calcio. Tonin o’Russ (Antonio Pastella) doveva rintracciare un giocatore della Forza e Coraggio che doveva giocare contro il Neapolis, si trattava di un figlio di un pregiudicato. Il motivo stava nel fatto che il calciatore avrebbe dovuto procurare un rigore. Il motivo di ciò era favorire la promozione in una serie superiore al Neapolis. La partita, per la cronaca, si concluse con la vittoria in trasferta per 3-2 della Neapolis Mugnano sul campo della Forza e Coraggio (club di Benevento). Il passaggio che però merita maggiore attenzione è quello successivo e relativo all’anno del campionato di Seconda Divisione, girone C, dove sulle gare, così come ricordato dallo stesso Esposito, si poteva regolarmente scommettere. Altro breve passaggio sulle presunte combine arriva dalle parole di Antonio Leonardi, narcotrafficante del clan Di Lauro negli anni ’90, poi passato dopo la scarcerazione nel 2006 con gli Scissionisti. Arrestato nel 2012, ha iniziato la sua collaborazione il 14 gennaio del 2014. Leonardi “oltre a ribadire l’impegno del Moxedano nel truccare alcuni incontri di calcio negli anni 2006/2007 (anno di promozione nell’allora serie C2 della Sangiuseppese, club di proprietà di Moxedano e Bouché), ricordava un episodio, occorso nel 1997/1998, allorquando egli, su richiesta di Paolo Di Lauro, aveva cercato di intercedere presso i vertici del clan Cavaliere di Torre Annunziata per far dimezzare un’estorsione richiesta da tale organizzazione a Moxedano Mario”.