Dopo un anno trascorso tra correnti leggere e silenzio marino, sono riemerse 450 bottiglie di limoncello dell’Antica Distilleria Petrone, protagoniste di un esperimento affascinante e quasi poetico: l’affinamento subacqueo.
Immerse a circa 15 metri di profondità nelle acque antistanti Castel dell’Ovo, le bottiglie hanno riposato per oltre dodici mesi, protette da luce, sbalzi termici e ossigeno.
L’esperimento: tra tradizione e innovazione
L’obiettivo era ambizioso: capire se l’ambiente marino potesse arricchire o modificare il bouquet aromatico del limoncello, rendendolo più complesso, morbido o profondo.
La distilleria campana, tra le più antiche d’Italia, aveva già sperimentato l’affinamento sottomarino con altri liquori, ma questa volta l’esperimento ha coinvolto il simbolo stesso della tradizione partenopea: il limone e il suo nettare dorato.
Durante l’immersione, le bottiglie sono rimaste in un ambiente a temperatura costante (tra i 13 e i 15 gradi), al riparo da vibrazioni e luce diretta, condizioni ideali per la maturazione dei distillati. L’acqua salata, invece, ha agito solo sull’esterno del vetro, decorando ogni bottiglia con incrostazioni e sfumature naturali, trasformandole in vere e proprie opere d’arte marine.
Il gusto “straordinario”, ma invariato nella sostanza
Al recupero, gli esperti della distilleria e dell’Università Federico II di Napoli hanno potuto constatare che, nonostante l’esperienza unica, le proprietà organolettiche del limoncello sono rimaste pressoché invariate.
Il colore, la densità e la freschezza del limone campano non hanno subito alterazioni significative. Tuttavia, secondo i primi assaggiatori, qualcosa di sottile è cambiato:
«C’è una morbidezza nuova, un profumo più rotondo e un finale sorprendentemente equilibrato», racconta uno dei tecnici che ha partecipato al progetto.
Gli esperti spiegano che l’ambiente marino non trasforma chimicamente il liquore, ma può influire sulla microevoluzione degli aromi grazie a condizioni costanti e all’assenza di sbalzi termici. Insomma, non un altro limoncello, ma lo stesso limoncello con un carattere più “meditato”.
Dalla ricerca alla valorizzazione del territorio
Il progetto ha coinvolto anche il Dipartimento di Agraria della Federico II, che analizzerà le bottiglie per capire se l’affinamento subacqueo possa avere reali benefici scientificamente misurabili.
Al di là dei risultati di laboratorio, l’iniziativa rappresenta un gesto simbolico di unione tra mare e terra, due elementi indissolubili della cultura campana.
«È un modo per raccontare la nostra identità – spiega l’amministratore della distilleria – attraverso l’innovazione e il rispetto della tradizione. Abbiamo voluto che il nostro limoncello vivesse un anno “in mare”, ma tornasse sulla terra senza perdere se stesso».
Il limoncello che ha respirato il mare
Le bottiglie riaffiorate, incrostate di conchiglie e sabbia, saranno presto protagoniste di degustazioni esclusive e mostre dedicate all’affinamento subacqueo, una pratica che unisce ricerca, artigianalità e suggestione.
E mentre il loro gusto resta fedele alla ricetta originale, il valore simbolico dell’esperimento va oltre la scienza: è la prova che l’eccellenza campana può innovare restando sé stessa.

