Il femminicidio diventa reato: previsto l’ergastolo

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Approvata all’unanimità la nuova normativa che inasprisce le pene per la violenza contro le donne e tutela le vittime e i loro familiari

L’Aula della Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva e all’unanimità il disegno di legge sul femminicidio, dopo il via libera già ottenuto dal Senato. Il provvedimento introduce nel Codice penale l’art. 577-bis, che configura il femminicidio come reato autonomo punibile con l’ergastolo quando l’omicidio di una donna sia commesso per discriminazione di genere, odio o per reprimere la libertà della vittima.

Cosa prevede la legge

Il disegno di legge n. 2528, rubricato “Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime”, contiene diverse misure strutturali:

  • Femminicidio come reato autonomo: la morte di una donna causata per odio, discriminazione, controllo o rifiuto di instaurare rapporti affettivi è punita con l’ergastolo. Sono previste aggravanti specifiche e limiti alle attenuanti.
  • Inasprimento delle pene per violenza di genere: modifiche a diversi articoli del Codice penale con pene più severe quando la violenza è collegata all’identità femminile o alla limitazione della libertà della donna.
  • Confisca dei beni: obbligo di sequestrare beni e dispositivi utilizzati per commettere maltrattamenti.
  • Relazione annuale: il Ministro della Giustizia dovrà presentare ogni anno un rapporto sull’applicazione della legge, con dati su femminicidi e condanne.
  • Modifiche al codice di procedura penale: nuovi poteri per il tribunale monocratico, maggiori diritti di informazione per le vittime e comunicazioni obbligatorie tra autorità giudiziarie.
  • Tutela degli orfani: i figli delle vittime di femminicidio hanno diritti e assistenza anche se la relazione affettiva della madre non era stabile.
  • Modifiche all’ordinamento penitenziario: limiti ai permessi premio e informazioni obbligatorie ai familiari delle vittime.
  • Campagne di sensibilizzazione e formazione: programmi dedicati a magistrati, sanitari e cittadini sulla violenza di genere e sul ruolo di stupefacenti e droghe che facilitano le aggressioni sessuali.
  • Accesso ai centri antiviolenza per minori: le vittime dai 14 anni possono accedere senza autorizzazione dei genitori.
  • Miglioramenti nell’organizzazione del Pubblico Ministero: possibilità di revocare l’assegnazione del magistrato che non osserva le disposizioni a tutela delle vittime.

Con questa legge, l’Italia compie un passo significativo nella lotta contro la violenza sulle donne, rafforzando sia le misure punitive che quelle preventive e di protezione delle vittime e dei loro familiari.