Il caso Schjelderup: 14 giorni di carcere per video hot

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Andreas Schjelderup carcere video hot

Andreas Schjelderup, attaccante norvegese del Benfica ed ex talento del Nordsjaelland, è stato condannato in Danimarca a 14 giorni di carcere con sospensione condizionale e a un anno di libertà vigilata per aver condiviso con alcuni amici un video sessualmente esplicito che coinvolgeva minori. Durante l’udienza a Copenaghen il giocatore si è dichiarato colpevole, parlando di uno “scherzo di cattivo gusto” di cui si è detto profondamente pentito.

La condivisione del video, avvenuta tramite Snapchat, ha portato il tribunale danese ad assegnargli una pena più lieve rispetto a quella richiesta dall’accusa, che inizialmente aveva domandato 20 giorni di detenzione per il video hot. La sospensione condizionale e la libertà vigilata, nella pratica, evitano al calciatore l’ingresso in carcere, ma lo vincolano a un periodo di controllo e a un comportamento irreprensibile.


Cosa dice la legge in Danimarca

La Danimarca tratta i reati legati alla diffusione di materiale sessualmente esplicito con minori come violazioni gravi, ma la giustizia danese predilige pene brevi combinate con misure alternative, soprattutto nei casi in cui l’imputato:

  • si dichiara colpevole
  • mostra collaborazione
  • non ha precedenti
  • non ha avuto contatto diretto con i minori coinvolti
  • ha condiviso materiale già esistente, senza averlo prodotto

Per questo le condanne possono includere:

  • brevi periodi detentivi, spesso sospesi
  • libertà vigilata
  • programmi di controllo o orientamento comportamentale
  • pene pecuniarie
  • registrazione in determinati database, nei casi più severi

È un sistema che punta a combinare sanzione e reinserimento, evitando pene lunghe se non strettamente necessarie.


Cosa accadrebbe in Italia per un fatto analogo

In Italia il quadro normativo è più rigido. La condivisione, anche privata, di materiale sessualmente esplicito che coinvolge minori rientra tra i reati più severamente puniti del codice penale.

Per reati di questo tipo le conseguenze prevedono:

  • pena detentiva significativa, che può essere anche di diversi anni
  • assenza o limitazione delle sospensioni condizionali, a seconda della gravità e delle circostanze
  • registrazione in appositi archivi per alcuni reati
  • misure accessorie, come interdizioni, prescrizioni, programmi trattamentali
  • sequestro dei dispositivi utilizzati

La giurisprudenza italiana tende a considerare la semplice diffusione di contenuti illeciti come un comportamento autonomamente grave, anche se presentato come scherzo o condivisione “privata”.

Mentre la Danimarca distingue con maggiore elasticità tra livelli di responsabilità, in Italia la linea è molto meno flessibile: divulgare, inoltrare o anche solo rendere visibile materiale pedopornografico è qualificato come reato pesantissimo, con ridotti margini di attenuazione.


Le principali differenze tra Italia e Danimarca

Ecco una sintesi dei punti più rilevanti:

1. Entità della pena

  • Danimarca: pene brevi, spesso sospese; priorità alle misure alternative.
  • Italia: pene detentive più lunghe e più difficilmente sospendibili.

2. Valutazione della colpa

  • Danimarca: maggiore peso attenuante a elementi come età dell’imputato, collaborazione, diffusione limitata, “errore di giudizio”.
  • Italia: la semplice condivisione è già considerata estremamente grave, indipendentemente dal contesto.

3. Orientamento del sistema giudiziario

  • Danimarca: modello più riabilitativo, teso a evitare il carcere in assenza di pericolo sociale attuale.
  • Italia: modello maggiormente punitivo, con priorità alla tutela assoluta del minore mediante pene severe.

4. Impatto sul futuro dell’imputato

  • Danimarca: esiti più contenuti, con pene che mirano a non compromettere a vita la posizione del reo se il fatto è circoscritto.
  • Italia: possibili conseguenze più durature sul piano legale, professionale e sociale.

Il significato del caso nel contesto sportivo

Il caso Schjelderup è destinato a rimanere un precedente particolare nel mondo del calcio, perché dimostra come le responsabilità dei giocatori, soprattutto in un’epoca dominata dai social, non si esauriscano dentro il campo. La reazione del giocatore, che ha riconosciuto pubblicamente il suo errore e dichiarato di essersene pentito, non cancella la gravità del fatto, ma rientra nel percorso che la giustizia danese considera necessario per una pena attenuata.

La vicenda ricorda che un gesto superficiale può avere conseguenze giudiziarie molto diverse a seconda del Paese in cui avviene. E che il contesto internazionale impone ai professionisti dello sport un livello di attenzione extra, perché i loro comportamenti, anche privati, diventano immediatamente pubblici.