Il caso. Figli maggiorenni e senza lavoro, niente più mantenimento: la casa torna al padre

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L’obbligo dei genitori di mantenere i figli maggiorenni «non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura». Si è pronunciato in questi termini il Tribunale di Salerno – aderendo ad un recente orientamento della Corte di Cassazione – motivando il provvedimento di riassegnazione della casa coniugale al padre di due figli di 40 e 47 anni, rispetto a cui non è stato dunque più riconosciuto sussistente il diritto a godere – insieme alla madre – della casa coniugale. Il provvedimento è stato reso in accoglimento dell’istanza dei legali dell’anziano genitore, che riavrà adesso la disponibilità dell’alloggio, dopo esser stato costretto, negli ultimi 5 anni, a vivere in un’auto.

La vicenda prende le mosse 12 anni fa, quando marito e moglie (lui disoccupato, lei con regolare busta paga) si separano dopo oltre 25 anni di matrimonio. Il Tribunale assegna la casa coniugale alla donna ed ai figli della coppia, di 28 e 35 anni (non autosufficienti economicamente).
I problemi di salute e la ristrettezza economica attanagliano l’uomo, che impossibilitato a trovarsi un’altra sistemazione, decide di vivere in una vecchia auto.
Diversi i tentativi di farsi riassegnare quella casa, fino al tentativo dello scorso anno, con i figli ormai di 40 e 47 anni.
Decisivo un passaggio del provvedimento che, pur riconoscendo che i due figli siano entrambi senza lavoro, riconosce che «l’età degli stessi, 40 e 47 anni, anche se può in astratto giustificare un obbligo di mantenimento è tale da ritenere non più sussistenti le esigenze di tutela dirette a garantire alla prole, anche maggiorenne, la continuità dell’usuale ambiente familiare per realizzare in maniera compiuta quel percorso educativo».