Il caso Aliberti: retroscena e perplessità

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Facebook stavolta ha colpito chi lo usa, sotto mentite spoglie: Aliberti, ex sindaco di Scafati, è stato “aggravato” nella misura cautelare per l’uso particolare dei social e dei telefonini. Lo ha rilevato l’amico di famiglia Carlo Vitiello, rivelazione suo malgrado, finita nelle intercettazioni della Dia. Non solo social, anche altro a carico di Aliberti. Capitolo Facebook, Aliberti l’avrebbe utilizzato attraverso lo smartphone del padre, sfidando in un certo senso l’intelligenza dei controllori. Argomenti rintracciati? Politica locale e ringraziamenti di vicinanza umana, oltre che dell’esperienza in carcere e dei rapporti con gli altri reclusi. Intanto il ruolo della moglie, Monica Paolino, è tornato prepotentemente al centro delle polemiche. Drastica la posizione di Scafati Arancione: “Non ha sbagliato la magistratura a gestire il caso degli arresti domiciliari dell’ex sindaco di Scafati e marito. È stata la Paolino ad avallare dei reati. Si dimetta”. Da tutto questo calderone, una considerazione a monte e a valle: ma se tutto il contenuto social e a telefono di Aliberti era questo, c’era davvero la necessità di restringere ulteriormente il suo spazio di libertà?