Non è una provocazione e nemmeno un’invenzione giornalistica: il testo firmato da Luciana Esposito, giornalista anticamorra nota per le sue inchieste nei quartieri più difficili di Napoli, racconta un episodio reale che dice molto più di quanto sembri.
Il punto di partenza è uno spot elettorale: quello di Mauro Scarpitti, candidato nella lista “Noi di Centro – Noi Sud” a sostegno di Roberto Fico, promossa da Clemente Mastella.
Un video che non passa inosservato — e non solo per il messaggio politico. A fianco di Scarpitti, infatti, compare Sabino De Micco, consigliere della VI Municipalità di Napoli, arrestato nel 2024 con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso.
Nel suo pezzo, Esposito non si limita a denunciare un episodio, ma mostra il funzionamento di un sistema.
Quel sistema che, dietro sigle apparentemente neutre come CAF — Centri di Assistenza Fiscale — nasconde un’altra realtà: una rete di “sportelli del consenso” che, nei quartieri più fragili, diventano strumenti di controllo sociale.
Una fotocopia gratuita, una pratica risolta, un bonus ottenuto grazie a una “mano amica”: gesti che sembrano aiuto, ma spesso si trasformano in debito politico.
Luciana Esposito conosce bene questi meccanismi. Li racconta da anni, da giornalista che lavora sul campo, senza filtri e senza protezioni reali. Il suo testo è insieme cronaca e denuncia, ma anche un atto di coraggio civile: una voce che si alza contro la normalizzazione del voto di scambio, contro la retorica dell’assistenzialismo travestito da solidarietà.
La giornalista descrive con precisione il percorso di De Micco: eletto nel 2021 con Forza Italia, poi passato a Fratelli d’Italia, e oggi vicino al campo largo del centrosinistra.
Un camaleontismo politico che — come scrive Esposito — dimostra come “gli impresentabili” non conoscano confini di schieramento, ma trovino sempre una nuova casa, purché utile al gioco delle alleanze.
Il testo diventa personale quando Esposito anticipa le reazioni che arriveranno: le minacce di querela, le campagne di delegittimazione, forse perfino nuovi attacchi alla sua sicurezza. Ma non arretra.
Il messaggio che rivolge ai cittadini dei quartieri dimenticati è chiaro, diretto, e vale più di qualsiasi slogan:
“Il voto non è una moneta di scambio. È la vostra voce, la vostra libertà.”
Con questa frase, Luciana Esposito riporta il discorso politico su un terreno etico, non ideologico.
Denuncia una pratica antica quanto pervasiva: quella di trasformare il bisogno in consenso. E avverte che finché una firma o un documento saranno concessi “per grazia ricevuta”, la democrazia resterà incompiuta.
Il pezzo non è solo una denuncia giornalistica, ma anche un gesto di resistenza civile.
Esposito, da anni in prima linea contro la camorra e le sue connessioni politiche, continua a pagare un prezzo alto per la sua libertà di parola. Ma proprio per questo la sua voce risuona più forte: perché parla di un Sud che vuole uscire dalla logica del favore, del pacco, della promessa.
Il suo racconto non si limita a smascherare un manifesto elettorale.
Racconta un modo di fare politica che trasforma la povertà in terreno di caccia, la necessità in opportunità di potere.
Non è una provocazione e nemmeno un’invenzione giornalistica: il testo firmato da Luciana Esposito, giornalista anticamorra nota per le sue inchieste nei quartieri più difficili di Napoli, racconta un episodio reale che dice molto più di quanto sembri.
Il punto di partenza è uno spot elettorale: quello di Mauro Scarpitti, candidato nella lista “Noi di Centro – Noi Sud” a sostegno di Roberto Fico, promossa da Clemente Mastella.
Un video che non passa inosservato — e non solo per il messaggio politico. A fianco di Scarpitti, infatti, compare Sabino De Micco, consigliere della VI Municipalità di Napoli, arrestato nel 2024 con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso.
Nel suo pezzo, Esposito non si limita a denunciare un episodio, ma mostra il funzionamento di un sistema.
Quel sistema che, dietro sigle apparentemente neutre come CAF — Centri di Assistenza Fiscale — nasconde un’altra realtà: una rete di “sportelli del consenso” che, nei quartieri più fragili, diventano strumenti di controllo sociale.
Una fotocopia gratuita, una pratica risolta, un bonus ottenuto grazie a una “mano amica”: gesti che sembrano aiuto, ma spesso si trasformano in debito politico.
Luciana Esposito conosce bene questi meccanismi. Li racconta da anni, da giornalista che lavora sul campo, senza filtri e senza protezioni reali. Il suo testo è insieme cronaca e denuncia, ma anche un atto di coraggio civile: una voce che si alza contro la normalizzazione del voto di scambio, contro la retorica dell’assistenzialismo travestito da solidarietà.
La giornalista descrive con precisione il percorso di De Micco: eletto nel 2021 con Forza Italia, poi passato a Fratelli d’Italia, e oggi vicino al campo largo del centrosinistra.
Un camaleontismo politico che — come scrive Esposito — dimostra come “gli impresentabili” non conoscano confini di schieramento, ma trovino sempre una nuova casa, purché utile al gioco delle alleanze.
Il testo diventa personale quando Esposito anticipa le reazioni che arriveranno: le minacce di querela, le campagne di delegittimazione, forse perfino nuovi attacchi alla sua sicurezza. Ma non arretra.
Il messaggio che rivolge ai cittadini dei quartieri dimenticati è chiaro, diretto, e vale più di qualsiasi slogan:
“Il voto non è una moneta di scambio. È la vostra voce, la vostra libertà.”
Con questa frase, Luciana Esposito riporta il discorso politico su un terreno etico, non ideologico.
Denuncia una pratica antica quanto pervasiva: quella di trasformare il bisogno in consenso. E avverte che finché una firma o un documento saranno concessi “per grazia ricevuta”, la democrazia resterà incompiuta.
Il pezzo non è solo una denuncia giornalistica, ma anche un gesto di resistenza civile.
Esposito, da anni in prima linea contro la camorra e le sue connessioni politiche, continua a pagare un prezzo alto per la sua libertà di parola. Ma proprio per questo la sua voce risuona più forte: perché parla di un Sud che vuole uscire dalla logica del favore, del pacco, della promessa.
Il suo racconto non si limita a smascherare un manifesto elettorale.
Racconta un modo di fare politica che trasforma la povertà in terreno di caccia, la necessità in opportunità di potere.
E ricorda, a chi ancora vuole ascoltare, che il voto è un diritto, non un favore da restituire.E ricorda, a chi ancora vuole ascoltare, che il voto è un diritto, non un favore da restituire.

