“Il 25 aprile non può essere la festa di tutti gli italiani” la lettera del professor Francesco Saverio Orefice al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

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Francesco Orefice

Il docente napoletano  insegna in un Istituto superiore di Napoli, invita alla purificazione della memoria affinché si costruisca la vera identità italiana.

Di Marco Visconti 

“Caro presidente Sergio Mattarella, il 25 aprile non può e mai potrà essere la festa di tutti gli italiani. Il 25 aprile si celebra in Italia la liberazione dal nazifascismo ma si celebra anche la fine di una guerra civile tra le più feroci che l’Europa ricordi. Una lotta senza esclusione di colpi che vide contrapposte due minoranze agguerrite, quella fascista e quella comunista, come ha ricordato il compianto professor Renzo De Felice nella sua immensa opera di ricerca storica. Quell’ultima settimana  di aprile del 1945 segnò la fine di una guerra sciagurata,è  vero,  riportò in Italia  la democrazia conculcata per oltre vent’anni,  è  giusto. Ma quella tragica primavera  portò anche stragi e orrori mai viste prima nella storia d’Italia; i partigiani, peraltro, tutti comunisti che lottavano per imporre una nuova dittatura e certamente non per la democrazia furono protagonisti di eccidi e soprusi senza fine; le pubbliche impiccagioni di Torino,le stragi a Milano, le fosse di Bologna; non erano liberatori  quelli caro presidente, piuttosto l’aperitivo di Stalin. La maggioranza degli italiani  assistette con una certa estraneità a questa lotta, va ricordato, e sarà proprio questa “zona grigia” a ricostruire il Paese nel dopoguerra. La stessa maggioranza che votò per il partito cattolico e disse no alla barbarie comunista e alla dittatura fascista; la stessa maggioranza, per quanto silenziosa, che mandò a processo gli assassini della “volante rossa”  a Milano e i “braccianti della morte” nelle province emiliane. Dunque,  caro presidente, quella maggioranza di popolo le chiede unità e concordia  in nome di una riconciliazione e pacificazione degli animi; ma come può pacificare una data che segna la morte di oltre ventimila “giustiziati” e “infoibati”? Come può esserci riconciliazione se il ricordo celebra la vendetta e l’odio di un fratello sull’altro? È tempo veramente che tutti facciano un grande e sincero sforzo di purificazione della memoria, è tempo che si archivino i falsi miti del Novecento e si costruisca,finalmente, una vera identità italiana”.