Tra Sant’Agata de’ Goti e Castellammare di Stabia scorrono appena sessanta chilometri, un’ora di strada che nonno Pasquale avrebbe percorso ogni settimana pur di vedere suo nipote Ignazio in panchina con la Juve Stabia.
Un viaggio breve, ma carico di significato: un cerchio che si chiude per Ignazio Abate, oggi allenatore in Serie B, tornato nella sua Campania dopo una vita trascorsa tra Milano e i grandi palcoscenici del calcio.
Nell’intervista rilasciata a Il Mattino, l’ex terzino del Milan racconta con emozione il legame profondo con il nonno scomparso:
«Sarebbe il mio primo tifoso. Il dispiacere che non possa vedermi qui è enorme, ma sono sicuro che da lassù mi sta seguendo».
Un rapporto speciale, quasi paterno, che Abate ricorda con affetto e riconoscenza: «Con lui era più un rapporto padre-figlio che nonno-nipote. È anche grazie a lui se oggi sono così legato alla mia famiglia e alle mie origini. Mi ha insegnato la passione per il calcio e l’amore per la mia terra».
E il calcio, per Ignazio, è sempre stato parte della vita di famiglia. Nonno Pasquale era un tifoso instancabile del Napoli:
«Aveva avuto ventiquattro abbonamenti consecutivi allo stadio. Non mancava mai una partita. E poi le sigarette… ne fumava tre pacchetti in novanta minuti».
Abate ricorda anche il suo esordio con il Napoli nel 2004, in quello che era allora il Napoli Soccer di Aurelio De Laurentiis:
«Ero ancora minorenne, ma fu la mia prima vera esperienza da professionista. Entrare al San Paolo davanti a 55 mila persone contro il Cittadella è stato qualcosa che non dimenticherò mai. Lì ho capito cosa significa giocare per una piazza che vive di calcio».
Il tecnico gialloblù ripercorre anche i suoi primi mesi all’ombra del Vesuvio, quando venne accolto da compagni come Pampa Sosa, Montervino e Montesanto:
«A Napoli ho festeggiato anche i miei diciott’anni, in ritiro. Il presidente De Laurentiis mi regalò un lettore DVD portatile, un oggetto all’avanguardia all’epoca. Era molto generoso e credeva davvero nel progetto».
Oggi, guardando il percorso del club partenopeo, Abate non nasconde la sua ammirazione:
«Mi aspettavo che il Napoli si confermasse ad alti livelli, ma due scudetti in tre anni erano impensabili. Il merito è tutto di De Laurentiis: ha scelto le persone giuste per costruire una squadra vincente».
Ignazio Abate, da quella prima esperienza nel Napoli, ha percorso tanta strada. Ora, da tecnico della Juve Stabia, è tornato nella terra dove tutto è cominciato — con il cuore rivolto al cielo, dove nonno Pasquale, il suo primo tifoso, sicuramente lo guarda con orgoglio.

