Ieri “Ego” al teatro Ateneo di Casoria uno schiaffo gentile ma potente alla società delle maschere

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È uno spettacolo sentito, quasi una scossa: una sberla simbolica a una società pervasa dall’ostentazione, dove l’apparire ha preso il posto dell’essere.

Di Marco Visconti

Uno spettacolo autentico, vivo, capace di lasciare una traccia. È quanto accaduto ieri alle ore 21 – data di inizio 20:30 – al teatro Ateneo di Casoria, dove Ego è andato in scena ieri sera come un racconto lucido e necessario di una società che parla poco, ma mostra moltissimo. Un mondo fatto di forme, di facce e di maschere – a tratti mostruose – che finiscono per soffocare ciò che abbiamo di più originale e vero.L’opera – coreografia di Maria Avolio e Lorenzo Stingone; testi scritti da Maria Avolio, Francesco Maria Punzo; supervisionata da Luciano Melchionna e produzione Associazione culturale Ianus – è uno spettacolo sentito, quasi una scossa: uno schiaffo simbolico a una società pervasa dall’ostentazione, dove l’apparire ha preso il posto dell’essere. E proprio dal contrasto fra “essere” ed “esserci” nasce il suo messaggio più forte: siamo protagonisti nella nostra singolarità, ma spesso ingabbiati nel ruolo che il mondo ci chiede di indossare.

La narrazione si apre con fastidiosi bisbigli come a mettere subito in discussione il nostro universo cosmopolita e caotico. Da lì Ego comincia a strappare le maschere: svela, espone, mette a nudo. E lo fa attraverso un linguaggio scenico che predilige il gesto, il movimento, la musica, più che il discorso lineare. Perché, sembra suggerire, la parola è diventata fragile, svuotata di contenuto, mentre la forma ha preso il sopravvento.Il finale è un atto di pura solidarietà artistica.

Gli attori rompono la quarta parete, scendono in platea, coinvolgono il pubblico in danze ritmiche che trasformano per qualche minuto la sala in un unico palcoscenico condiviso. In quel momento ognuno diventa protagonista “a modo suo”, sciogliendo la distanza fra chi guarda e chi interpreta.Lo spettacolo è lontano dal teatro classico e vicino invece a una forma di espressione giovane, fresca, immediata e da qui si legge tutta l’impronta di Melchionna.

Al centro spicca Maria Avolio – attrice e ballerina – dalla cui idea è nato Ego. La sua impronta coreografica attraversa tutto lo spettacolo: un susseguirsi di sequenze di danza che raccontano più di qualsiasi lungo monologo. Accanto ai momenti fisici trovano spazio sketch talvolta irriverenti, che colpiscono la precarietà della parola contemporanea, una parola che, denuncia Ego, spesso non vive di contenuti ma di forme, di punti anziché virgole, di frasi tronche e non realmente pensate.