La santa messa, celebrata alle ore 19 da don Flaviano Calenda alla chiesa madre del Santissimo Corpo di Cristo, ha voluto ricordare l’onorevole con la moglie Wanda, i figli scomparsi Gianni, Adriana, Ferdinando, e tutti i defunti delle famiglie dei nipoti.
di Marco Visconti
Il dottor Arturo si trova sul sagrato della chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, attendendo il rintocco delle campane per trasportare fuori quel pesante fardello: trasmettere e celebrare la memoria del padre. Il figlio, un piccolo grande uomo dal profilo dannunziano, ha celebrato ieri alle ore 19 l’anniversario della scomparsa del suo papà presso la chiesa del Santissimo Corpo di Cristo. Prima della solenne celebrazione della messa, sono arrivati i primi amici di Bernardo per portare i saluti ad Arturo, trattasi di ex democristiani e alcuni ex sindaci locali: Salvatore Bottone, Antonio Donato e Angelo Grillo.
Arturo argomenta i fasti del papà con pochi amici, tra questi c’è un grande amico di Bernardo, Pierino Califano. Si entra in chiesa, si celebra la messa, gli schermi addobbati, certamente per i santi martiri, sembrano troppi rispetto alla sparuta presenza di fedeli. Sembra una normale messa patrocinata dal parroco don Flaviano Calenda. Non ci sono gruppi che creano distopia della storia per eroicizzare gli uomini, non ci sono autorità locali blasonate, non ci sono viceministri ed europarlamentari, non ci sono discorsi solenni da chi porta la fascia tricolore, non ci sono viaggi commemorativi verso precisi luoghi, eppure su D’Arezzo si potrebbe spaziare dalla politica (senatore, deputato e ministro) alla cultura, riconoscendo che D’Arezzo è di tutti, D’Arezzo è patrimonio della comunità paganese, non solo dell’ex Dc.
Ma D’Arezzo sembra non meritare riconoscenza, alcuni folti gruppi assiepati sulla piazza di fronte la chiesa preferiscono, per esempio, guardare la partita piuttosto che andare in chiesa. D’Arezzo pare che sia legato a un altro luogo e tempo, molto lontano, di cui persino l’amministrazione locale, leggasi maggioranza e minoranza, non ha più memoria. Eppure il Comune di Pagani, si affaccia su una piazza che si chiama “Bernardo D’Arezzo”.

