I ricercatori nel campo della neuroscienza della felicità

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Neuroscienza della felicità, la capacità di raggiungere questa dimensione attraverso un uso positivo del cervello.

Negli ultimi anni, le neuroscienze hanno accumulato una grande quantità di conoscenze, empiricamente fondate, sul cervello ed hanno svelato meccanismi sconosciuti, i quali ci aiutano a comprendere i meandri della nostra mente, a spiegare il comportamento umano e a migliorare la nostra vita. Neuroscienziati e psicologi hanno iniziato a studiare gli stati mentali associati alle componenti della felicità. E a considerare la loro relazione con il benessere. Per anni, la ricerca ha dimostrato che le nostre esperienze nel tempo rimodellano il cervello e possono cambiare il sistema nervoso.

Attualmente, i ricercatori nel campo della neuroscienza della felicità si stanno concentrando su come sfruttare questa plasticità mentale per coltivare, e mantenere, le emozioni positive. Ogni teoria si attende dal procedere scientifico, è necessario rintracciare nella dinamica neuronale umana gli antecedenti neuro-chimici che intervengono nella creazione ideale della bellezza e della felicità.

Le cellule del cervello, i neuroni, comunicano tra di loro in diversi modi. Uno di questi prevede l’utilizzazione di segnalatori biochimici, i neurotrasmettitori, in grado di agire sulla breve distanza (mentre altri segnalatori, gli ormoni, agiscono sulle lunghe distanze) che realizzano tale trasmissione di informazioni attraverso una fessura che li divide, che si chiama sinapsi, e che permette il passaggio delle molecole. Fra questi neurotrasmettitori vi è la serotonina che assolve a numerosi compiti, come presiedere all’attività involontaria del sonno, oppure a quella volontaria dell’apprendimento, ma anche dell’appetito e della sessualità. Fra gli altri ancora, essa ci rende più o meno sensibili emotivamente, più o meno aggressivi oppure più o meno depressi. Nel caso che qui ci interessa, la serotonina è responsabile anche della sensibilità ai propri ed altrui cambiamenti emozionali, veicolando in noi un diverso grado di coinvolgimento emozionale agli eventi della vita. Per esempio, quando siamo di fronte a un quadro che ci comunica tristezza, tale sensazione si realizza grazie alla circolazione di serotonina. Accade la stessa cosa quando ci emozioniamo di fronte a un bel film e creiamo inconsapevolmente in noi un “ponte emozionale” tra quello che vediamo sullo schermo e alcune situazioni della nostra vita.

Sono l’emozioni positive, la chiave del benessere psicologico, è una componente chiave del benessere psicologico. I benefici delle emozioni positive sono ben documentati. Ad esempio, è stato dimostrato che le emozioni positive migliorano la salute fisica, alimentano la fiducia e la compassione e compensano e/o attenuano i sintomi depressivi. È stato anche scoperto che aiutano a guarire dallo stress e possono persino contrastare gli effetti degli stati d’animo negativi. Inoltre, le emozioni positive promuovono una migliore connessione sociale.
L’incapacità di mantenerle nel tempo è un segno distintivo della depressione e di altre psicopatologie.

Uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience nel luglio 2015 ha rilevato che l’attivazione prolungata di un’area del cervello chiamata striato ventrale è direttamente correlata al mantenimento di emozioni e ricompense positive. Grazie a ricerche precedenti, si era scoperto che godere di momenti positivi, come un bellissimo tramonto, può migliorare il benessere. Per questo nuovo studio, i ricercatori hanno cercato di identificare come e perché alcune persone sono in grado di mantenere vivi questi sentimenti positivi. Aver individuato una specifica area cerebrale legata al mantenimento delle emozioni positive ci porta a parlare di  un “interruttore” delle emozioni positive. In altre parole, sarebbe possibile attivare questa regione in modo consapevole.

I ricercatori hanno studiato la neuroscienza della felicità applicandola al mondo reale attraverso due esperimenti. Il primo consisteva in un monitoraggio tramite risonanza magnetica funzionale delle risposte di ricompensa. Il secondo in un campionamento dell’esperienza che misura le risposte emotive in base alla ricompensa ottenuta. Esaminare queste dinamiche può facilitare la comprensione delle associazioni comportamentali alla base delle emozioni positive e negative. A questo proposito, va notato che, secondo gli autori, è importante considerare non solo l’emozione provata, ma anche il tempo in cui viene mantenuta. L’esatto meccanismo che consente di prolungare o meno un determinato stato d’animo rimane ancora un mistero. I risultati ottenuti, tuttavia, suggeriscono che la durata dell’attività in specifici circuiti cerebrali, anche in periodi relativamente brevi, può predire la persistenza delle emozioni positive anche minuti e ore dopo. I risultati dello studio garantiscono una migliore comprensione di come si manifestano nel cervello alcuni disturbi mentali, come la depressione. L’esperimento spiega anche perché alcune persone sono più ciniche di altre, perché alcune tendono a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto.
È stato dimostrato che pratiche come la gentilezza e la compassione verso gli altri possono aumentare la durata delle emozioni positive provate. D’altra parte, le innovazioni metodologiche mostrate in questo studio possono essere applicate per determinare se l’impatto di semplici forme di meditazione può migliorare le emozioni positive del mondo reale. Così come l’attivazione prolungata dello striato ventrale tramite tecnologia di neuroimaging funzionale.

Il ricercatore di Harvard Shawn Achor nel suo libro: “Il Vantaggio della Felicità – Sette Principi della Psicologia Positiva che Alimentano il Successo e le Performance”, ritiene che noi possiamo migliorare il successo in qualsiasi campo scegliendo di essere felici prima; secondo lui, quando scegliamo di pensare in modo positivo il nostro cervello ci fa sentire più motivati ed energici, abbiamo meno bisogno di andare dal medico e godiamo di rapporti migliori in casa e sul lavoro.

Concludo con una famosa citazione di Khalil Gibran: “Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta.”