I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: “Un’estate di bonaccia”

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Ci sta lasciando in questi giorni un’estate decisamente anomala e che sicuramente sarà additata come esempio negli anni a venire. Ma il caldo da record potrebbe non essere l’unico motivo per cui sarà ricordata, si sta consumando infatti la più inconsueta campagna elettorale della storia della nostra Repubblica parlamentare. Mi sono accorto che si andrà a votare perché lungo le nostre strade, abbarbicati a recinzioni di vario tipo, sono comparsi i tabelloni per le affissioni elettorali. Parlo di quegli spazi destinati ad ospitare i manifesti con i volti dei candidati oppure dei simboli dei partiti impegnati nella corsa ai seggi in parlamento.

Questa volta però non sembra ci sia grande attenzione a questi “luoghi di culto”, le “immagini sacre” ai cuori dei militanti, con i faccioni dei leader di partito o dei candidati, sono ancora desolatamente latitanti. Questi grandi pannelli di legno, rinsecchiti ed induriti dal tempo, sembrano tanti vascelli fantasma in un giorno di bonaccia, infatti come vele flosce senza vento, i vecchi manifesti, affissi durante le passate consultazioni, resistono incollati per un lembo, con la voglia di volare via ma trattenuti dagli ultimi residui di colla Sichozell.

Sarà la debolezza con cui il caldo afoso mostra la sua vera forza, sarà la ormai atavica disaffezione degli aventi diritto, sarà la testa piena di altri pensieri, ma sembra proprio che stavolta chi andrà a votare lo farà solamente perché è abituato e non perché ne senta lo spirito o la necessità. A parziale giustificazione di questa profonda disaffezione, potrebbe esserci l’approccio degli stessi candidati alla competizione, non si vedono comizi o incontri elettorali (tranne che dei leader di partito e solo nelle grandi città), ci si limita a scaramucce sui social, a comunicati stampa e ci si affida alla penna di alcuni giornalisti spudoratamente schierati che, invece di promuovere idee ed intenzioni dei candidati, si accaniscono contro gli avversari di turno. Ed a risvegliare il “senso del dovere” nulla possono, secondo me, gli stantii slogan e le consunte idee con cui si infarciscono comunicati e “post” sui vari social; anzi a mio avviso, peggiorano addirittura la situazione perché a fronte di chi sbandiera “Bisogna fare ciò che è giusto e non ciò che è necessario”, si contrappongono i sostenitori del “Bisogna fare ciò che serve” fino ad arrivare a quelli che sottotraccia sostengono il famigerato “Bisogna fare ciò che basta”.

Personalmente credo sia perfettamente inutile porsi di traverso nei riguardi di questo modo di fare campagna elettorale, è così già da qualche anno ed andrà sempre più nella stessa direzione. Io mi limiterò, semmai qualche manifesto verrà affisso sui tabelloni elettorali, a portare dei fiori e qualche lumino, nel vano tentativo di “illuminare” i volti sorridenti dei candidati, ed inviterò (come si scriveva un tempo sotto le edicole votive) a “fermare il passo e salutare i politici”, sperando possa servire a svegliare quella coscienza civile che tanto latita ormai nel nostro paese.