I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: ” Un’Amministrazione da non licenziare”

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Partiamo con il piede giusto e chiariamo subito che, se anche volessi, io non ho né le competenze né la facoltà di poter decidere riguardo una simile iniziativa, del resto è in vigore, almeno fino al 31 marzo p.v., il blocco dei licenziamenti, e non vedo perché la nostra bistrattata amministrazione non debba godere di questa tutela.

In realtà il riferimento del titolo di questo pezzo va in tutt’altra direzione.
Chi di noi non è andato a scuola? e chi di noi non ha conseguito la licenza elementare, poi quella media e, chi ha proseguito negli studi, si è guadagnato la maturità fino al diploma di laurea ed oltre.

Per raggiungere questi obiettivi, ci vuole impegno, lavoro e studio; e non è sufficiente seguire la lezione in classe, bisogna studiare sui libri ed è necessario svolgere i “famigerati” compiti a casa. Croce di ogni genitore, la “continuazione scolastica casalinga”, spesse volte costringe chi ha a cuore l’istruzione dei propri figli, ad affrontare spese extra ed anche impegni per accompagnare e recuperare i ragazzi, quando si decide per il cosiddetto doposcuola.

Certo che fare solo i compitini assegnati per casa non era e non è sufficiente a garantirsi la promozione alla classe successiva o al grado di istruzione successivo. Questo ragionamento funziona per tutte le attività che coinvolgono gli esseri umani, siano esse legate all’istruzione, alla sfera degli affetti o al mondo del lavoro: l’impegno è essenziale. Quello che sta succedendo nella gestione amministrativa della città di Angri, mostra chiaramente i segni di un’azione approssimativa e carente sia dal punto di vista dell’impegno che per quanto riguarda le basi su cui dovrebbero poggiare le scelte di governo.

Si ha chiaramente l’impressione che gli “attori” coinvolti nella gestione della cosa pubblica nell’era Ferraioli, siano estranei ai fatti, come se, malgrado il ruolo istituzionale che ricoprono, siano rimasti tale e quali a prima dell’investitura popolare. Le prove sono sotto gli occhi di tutti. Sui “buchi nell’acqua” fatti in questi anni, ho già diffusamente scritto in tempi recenti, quello che vorrei enfatizzare adesso è la tendenza che stanno prendendo tutti gli inquilini della casa comunale, a svolgere diligentemente il compitino loro assegnato, anzi, a sbandierare ai quattro venti le loro iniziative e, come avrebbe detto il compianto Mike Bongiorno “fiato alle trombe Turchetti”, addirittura si stanno accorgendo che ad Angri manca una politica culturale.

Si annuncia la presentazione di progetti di caratura nazionale (Educare in Comune) che riguardano i minorenni e la realtà sociale e familiare che li ospita, addirittura con quantificazione pecuniaria dei costi, ma dei contenuti neanche l’ombra; si raffazzonano i tanto attesi Progetti di Utilità Collettiva, atti ad impiegare chi gode dei benefici derivanti dal Reddito di Cittadinanza, ma non si sa quando partiranno né si ha sentore dei partecipanti; e dulcis in fundo, siamo veramente alla farsa quando il presidente del consesso cittadino si erge a salvatore della cultura angrese strillando che la Pro Loco cittadina deve avere una sede anzi, e cito testualmente, “è ora di consegnare, non soltanto eufemisticamente, le chiavi della cultura a questo gruppo di operatori culturali che sono anche una vera garanzia di presenza e di stimolo per la città”.

Non mi piace estrapolare passaggi da contesti più ampi, ma stavolta serviva per chiarire il pensiero che il consigliere Sorrentino ha voluto ribadire attraverso i canali giornalistici. Speriamo che non resti lettera morta anche questa “dichiarazione d’amore” nei riguardi della cultura. Certo è che dopo cinque anni di amministrazione fantasma, dopo che l’assessore di riferimento per tutta la passata consiliatura, ha brillato per la totale latitanza, dopo che vari altri assessori hanno chiesto manifestazioni di interesse poi rimaste lettera morta, dopo che per ogni iniziativa culturale proposta da chi frequenta l’altro lato della politica cittadina, le risposte sono state sempre le stesse, anzi non ci sono state per niente, beh lascia veramente senza parole questa presa di posizione da parte di Massimo Sorrentino.

Per questo penso che l’amministrazione cittadina non vada “licenziata”, nel senso che dopo aver frequentato le classi elementari nei cinque anni passati, non è il momento di passare alla scuola media, ricordando a tutti i consiglieri, agli assessori ed al sindaco che possono e devono dare di più, e se vogliono essere “licenziati”, questo riconoscimento se lo devono guadagnare con il sudore della fronte, la loro.

P.S. Come operatore culturale e come “essere sociale” quale ritengo di essere, visto che le realtà culturali ed associative presenti sul territorio sono tali e tante (e decisamente meritevoli), mi aspetto che l’amministrazione non tiri fuori solo una chiave, ma un mazzo di chiavi così da poter garantire a tutti i sodalizi che operano sul territorio eguale trattamento e stimolo a continuare il lavoro svolto fino ad oggi. E come direbbe Vittorio (al secolo Ezio Greggio) nel film “Infelici e contenti”: chi vivrà vedrà.

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