Molti sapranno da dove viene questo particolare appellativo coniato su misura per gli operatori cimiteriali e per quelli delle imprese di onoranze funebri. Ad ogni buon conto e per i più curiosi, ricorderò che in occasione di una terribile pestilenza, a Napoli i cadaveri venivano “stipati” all’inverosimile in fosse comuni, e per “ottimizzare” gli spazi, lavoratori appositamente addestrati, si occupavano di “schiacciare” i corpi quasi fossero grappoli d’uva da vendemmiare.
Nacque così o’ Schiattamuort, lavoro utilissimo ma poco gratificante nel contesto sociale. Oggi che non esiste più lo spazzino sostituito dall’operatore ecologico, così come i bidelli sono diventati personale ATA, o’ schiattamuort si è trasformato in operatore funebre o addetto ai servizi cimiteriali.
Al contrario degli altri lavori che pur cambiando nome garantiscono gli stessi servizi, l’operatore funebre ovviamente non si occupa più di “schiattare” i defunti ma più semplicemente di onorarne la memoria accompagnandoli nell’ultimo viaggio. Anche io lavoro con i morti, mi occupo di grafica e burocrazia, e nel mio quotidiano impegno mi ritrovo ad avere a che fare con ospedali, case comunali, famiglie e cimiteri. Negli anni ho accumulato esperienze e ricordi che continuamente arricchisco con la giusta attenzione per un ruolo molto spesso difficile da sostenere. Nei giorni scorsi mi sono ritrovato ad affrontare un dejavu, una scena che pur avulsa dal contesto, mi ha riportato alla memoria un fatto, un episodio, nascosto nelle pieghe della memoria.
Per lavoro mi trovavo nell’obitorio di un ospedale della zona; all’interno erano sistemati due defunti, ognuno nella bara, uno di fronte all’altro; di lato ad ogni feretro i familiari, raccolti nel dolore causato dalla grave perdita. Era una scena di solidale partecipazione nel dispiacere, pur non conoscendosi, i rappresentanti delle due famiglie, vivevano all’unisono la medesima esperienza, un poco come succede (ed è successo anche a me molti anni fa) nelle stanze d’ospedale, nei reparti di maternità laddove nascono bambini nello stesso giorno, ed i genitori e gli altri parenti che si ritrovano al capezzale delle puerpere, spesso stringono amicizie che durano nel tempo, solidali nella felicità.
Lo so che ragiono da antipodista mettendo in relazione fatti così diversi ed opposti tra loro, ma la mente umana spesso viaggia a modo suo, ci porta in posti più lontani di quel che siamo capaci di affrontare. Io lavoro con i morti occupandomi di quel che resterà della loro vita, invidiando profondamente chi invece partecipa da testimone l’inizio della vita.

