Ci sono delle persone che muoiono dalla voglia di dimostrare che non valgono nulla.
Invece di mimetizzarsi tentano di approfittare del qualunquismo generale, ma non fanno altro che riempirsi le tasche di niente sperando che questa condizione possa garantire loro un’immagine pubblica da sbandierare all’occorrenza.
Li vedi vagare da una ricorrenza all’altra, da un social all’altro, da un posto all’altro, lasciando scie di inettitudine ed incompetenza, che viene da chiedersi se per caso non abbiano seguito un corso su come “malamministrare” un ente pubblico.
Bisogna dare atto però della loro costanza e coerenza: le mancanze, gli errori, le omissioni, le interpretazioni errate, gli abusi di potere, sono all’ordine del giorno. Nella loro “apertura mentale” sono capaci di non tralasciare nulla, tutto va gestito allo stesso modo, che si tratti di atti pubblici o di impiegati comunali, il malessere deve essere generale, così che non si possa assolutamente dire che non siano equi e sodali tra di loro.
Chi muore dalla voglia di dimostrare la sua incapacità, non lo fa mai da solo, si circonda di esseri fatti della stessa pasta, dello stesso spessore, quasi a voler rendere “normale” il suo modo di gestire cose e persone, fatti e misfatti. Chi, malauguratamente, dovesse trovarsi a frequentare queste persone, si accorge immediatamente che questi vivono in un mondo a sé stante, una sorta di “giardino dove nessuno sa”, dove si tutelano e si proteggono gli uni con gli altri.
Hanno la capacità, in questo loro mondo, di fare fronte comune riuscendo spesse volte a darsi lustro ed a convincere chi viene a conoscenza delle loro opere, di star facendo bene, in maniera originale, senza tornaconti personali e soprattutto, nel modo più giusto e buono per la comunità.
Non rischiano l’estinzione e sono la prova vivente che il “crescete e moltiplicatevi” di biblica memoria, si può applicare ed apprezzare in tutti i campi, politica compresa. Io ne parlo con cognizione di causa, sfidando chiunque a confutare le mie parole, ma nella veste di privato cittadino, confesso di “subire” abbastanza marginalmente le loro malefatte perché combatto la mia quotidiana lotta contro il pressapochismo e la boriosa supponenza degli amministratori di turno, senza disdegnare di rinfacciar loro le scelte ritenute discutibili.
Mi spiace, e lo dico con rammarico ed amarezza, invece per quei funzionari, quei dirigenti, persone competenti e preparate che, solo perché stipendiati e per questo “costretti” a frequentare il già citato giardino, lo devono fare loro malgrado tutti i giorni, subendo spesse volte gli sguardi e le parole di rimprovero da parte dei contribuenti contro il loro lavoro, per colpa di chi non sa, non ha intenzione di sapere ma imperterrito continua a non vedere l’ora di condividere discutibili verità.

