Mentre Angri è sotto assedio da parte di mezzi ed uomini impiegati nei lavori pubblici, si registra un gran movimento di parole sotto forma di chiacchiere che percorrono in lungo e in largo i social e le piazze cittadine, luoghi “illo tempore” demandati alle attività “amministrative” di chi non ha di meglio da fare o da pensare.
L’argomento attuale delle conversazioni più accese e rubiconde, riguarda i lavori stradali associati alla posa in essere delle nuove tubature della Gori. Mi spiego. Dovendo necessariamente chiudere al traffico veicolare ampie porzioni di strade anche del centro, in alcuni punti nevralgici a ridosso delle intersezioni con strade attigue e laterali, la ditta esecutrice dei lavori, ovviamente dietro indicazione del competente ufficio comunale, sta ritoccando lo spazio calpestabile riservato ai pedoni.
Di conseguenza è comparsa come dal nulla la “piazzetta” all’inizio di via C. Colombo, con panchine e lampioni e, su via da Procida, all’angolo con via Risi e quando poi confluisce su piazza Sorrento e via R. Raiola, i marciapiedi sono “ingrassati” come dopo un lauto pranzo, fino ad occupare ampio spazio della sede stradale, costringendo i veicoli in transito a ridurre ancora di più la velocità (già degna di un corteo funebre di lumache, a dire il vero), ma consentendo nel contempo, un calpestio più sicuro ed agevole ai pedoni.
In attesa di scoprire le sorprese che le uova pasquali hanno in serbo per noi, ovviamente molti cittadini, curiosi ed affamati di succose novità, aspettano con ansia gli sviluppi dei lavori che stanno interessando ora la centralissima (anche se ormai nobile in declino) via Zurlo. Torniamo a noi, anche se è chiaramente evidente l’intento di garantire ancor di più la sicurezza dei pedoni, molti sostenitori delle “chiacchiere tutto l’anno”, hanno ventilato, con un geniale lampo di fantasia, l’ipotesi che in realtà l’ampliamento dei suddetti angoli di marciapiedi sia stato voluto solamente per impedire di parcheggiare auto e moto fuori dalle strisce a pagamento.
Abitudine sicuramente da sanzionare secondo il codice della strada, ma che non influiva, se non in maniera molto marginale, sul corretto scorrere del traffico veicolare. Comunque c’è da riservare un plauso sia a chi si è fatto promotore di questa iniziativa nelle competenti sedi comunali, sia a chi affamato di spunti di conversazione, ha preso la palla al balzo ed alimenta polemiche e chiacchiere extra carnevalesche.
Ovviamente ed a corollario dell’intera vicenda, c’è chi avrebbe speso le risorse per altri lavori o per eseguire “sicuramente” meglio quelli messi in cantiere: della serie tutti ingegneri, geometri, stradini e quant’altro. Io in realtà ne scrivo perché essendo un “nullapensante” sempre alla ricerca del nulla cui pensare, ho notato un’anomalia degna del triangolo delle Bermuda, tanto è misterioso il perché nessuno vi abbia fatto caso.
Su Corso V. Emanuele, nel tratto che va da piazza don Enrico Smaldone fino alla via S. Di Giacomo, forse a seguito della a dir poco generosa potatura degli alberi, sono comparsi come d’incanto, segnali di divieto di sosta, ben tre in meno di cento metri di strada: uno ad iniziare, uno a proseguire, uno a finire. Orbene mi chiederete: “E dov’è l’anomalia?“ Il problema, se così vogliamo dire, risiede nel fatto che, tali segnali vietano la sosta laddove la presenza di strisce blu, parchimetro e solerti ausiliari del traffico, giustificano, anzi impongono il pagamento del dazio dovuto!
Ad Angri si realizza il sogno di ogni automobilista, parcheggiare legalmente (anche se a pagamento) , in divieto di sosta! Anche per questo ogni giorno, nelle mie lodi mattutine e nelle mie orazioni serali, ringrazio di vivere in un paese dove tutto è in discussione e lo scorrere dei giorni è un continuo evolvere della società e del modo di vedere le cose.

