I Racconti di Carmine Lanzieri Battaglia. L’eredità

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Quando si insedia una nuova amministrazione come naturale conseguenza di un voto democratico, uno degli argomenti che tiene banco è la presa di distanze dagli amministratori precedenti.

È colpa del sindaco uscente e della sua giunta, se le strade sono trafficate e piene di buche, se le tasse sono alte, se i servizi sono scadenti. È sempre da imputare all’amministrazione decaduta se vi sono debiti fuori bilancio, se il personale è carente, se la qualità della vita è sotto la media.

Ovviamente le cose ben fatte ricevute al passaggio del testimone, vanno tenute accuratamente celate, così da poterne vantare la paternità a tempo debito.

Succede quindi nella normalità, che il nuovo sindaco e la nuova giunta, accusino l’amministrazione uscente mentre ricercano il modo di affrontare i problemi sfruttando il buono che è stato fatto.

Funziona così ovunque, nel mentre che la macchina comunale prende a funzionare con le nuove energie, intanto si muove per forza d’inerzia, sfruttando la strada tracciata precedentemente. E così è andata circa sei anni fa, quando la coalizione multicolore guidata da Cosimo Ferraioli, sbaragliò i sostenitori del governo uscente.

Una volta insediato, il primo cittadino forte di un sostegno solido ed anti-mauriano per costituzione, cominciò ad enumerare i difetti del passato elogiando i pregi del futuro. Futuro che non si è visto, anzi, quello che si è visto ha fatto piombare nel buio più profondo le prospettive di crescita sociale, economica e culturale della nostra cittadina.

Ovviamente ogni cosa storta andava addebitata al passato, mentre le eredità positive andavano stigmatizzate come frutto del buon lavoro della sua compagine amministrativa. E per cinque anni è stato così: la barca senza motore, senza vele, senza remi, è stata “timonata” sfruttando la corrente delle cose fatte nelle passate amministrazioni, e blandamente si è chiuso il cerchio di una consiliatura che, per grazia ricevuta e tra le tante vicissitudini (defezioni, beghe legali e finanche un commissariamento) è arrivata al porto “sicuro” delle elezioni.

Come sono andate le cose è davanti agli occhi di tutti: il buon Cosimo, forte di una debolezza, atavicamente ed inesorabilmente padrona della politica angrese, ha saltato il fosso ed è stato rieletto a furor di popolo. Tutti bravi, tutto bello, maggioranza solidissima, e giunta comunale con alcune scontate conferme e l’iniezione di linfa nuova a garanzia di un futuro da creare. Ma stavolta un problema c’è, fondamentale, grave, inaspettato e di non facile soluzione: l’eredità.

Già, perché se cinque anni fa si è potuto ergere a salvatore della patria mettendo in discussione tutto l’operato della precedente amministrazione, oggi con chi se la può prendere? Visto che chi ha redatto il “testamento” per la successiva consiliatura è stato lui e la sua coalizione di governo cittadino? Non potrà sbraitare contro un debito fuori bilancio, una strada dissestata, i servizi non garantiti o l’aumento delle tasse. No, non può! Perché lui è “padre e figlio” dell’attuale situazione in cui versa lacrime amare il nostro paese.

È stato lui, con il suo non-governo, che ha deciso quale eredità lasciare a chi venisse dopo di lui, dimenticandosi che quello poteva essere lui stesso. Ed ora che il notaio ha aperto il testamento, gentile signor sindaco, abbi cura e metti a frutto, quello che tu stesso e nel pieno possesso delle tue facoltà mentali, vi hai scritto con i tuoi atti amministrativi, durante la passata consiliatura.

E se poco hai seminato, poco raccoglierai e purtroppo ancor meno raccoglieremo noi cittadini.