Dovetti insistere davvero tanto, perché una domenica mattina mio padre si decise, prendemmo l’autobus e poi la metropolitana fino a piazzale Tecchio per vedere la partita del Napoli.
In realtà quella partenopea era la sua squadra del cuore io invece tenevo per l’Inter. Rivedo con gli occhi dei ricordi la piazza gremita di tifosi, mancava poco all’inizio della partita e le bancarelle vendevano le ultime bandiere o altri gadgets, oppure panini e bibite visto che all’epoca allo stadio entrava di tutto.
Tra le tante persone presenti, alcuni sembravano più nervosi ed indaffarati degli altri, si muovevano controcorrente ed avvicinandosi ai tifosi frettolosi mormoravano qualcosa tipo: “La curva, tengo la curva a 7 mila e la tribuna laterale a 15 mila lire”. Io riuscì a sentire questo e poi vidi mio padre che metteva la mano in tasca per tirare fuori le poche banconote che aveva e, spendendo buona parte della paga settimanale del suo lavoro, acquistò dal bagarino due biglietti di tribuna laterale.
Per farmi contento ovviamente e, credetemi, ci riuscì al punto che quel giorno è rimasto per lungo tempo uno dei più belli in assoluto della mia vita; anche se, Lido Vieri portiere dei nerazzurri, in quell’occasione dovette chinarsi due volte a raccogliere il pallone dalla propria porta visto che il Napoli si impose per due a zero. Ma questo poco conta.
Con il passare del tempo la mia passione calcistica per la squadra milanese è andata scemando fino al punto che mi è rimasto il solo interesse per il calcio in quanto sport: in pratica non tifo per nessuna squadra, a parte la nazionale quando gioca. Sarà questo il motivo per cui i miei tre figli tengono ognuno per una squadra diversa e mia moglie, per non scontentare nessuno, subisce il tifo di ciascuno di loro sostenendoli con emozione e partecipazione, ogni qualvolta, ed è praticamente tutti i giorni, si gioca una partita.
Io invece, da bravo padre bastian contrario, li prendo in giro ogni volta che mi è possibile, e vestendo i panni di allenatore (come la maggior parte degli italiani) li bacchetto stigmatizzando negativamente comportamenti, schemi di gioco, preparazioni atletiche, campagne acquisti e tutto quello che orbita intorno ai centodieci metri di un campo di calcio.
E poi avviene l’impensabile, dopo ventidue anni la salernitana rimette piede in serie A, irrompendo come un fiume in piena nei ragionamenti sportivi della nostra famiglia, mettendo tutti d’accordo.
Si spezzano così gli equilibri, tutti tifosi in egual misura, tutti pronti a sperticarsi tessendo le lodi di un allenatore, di una società, di un gruppo di ragazzi che hanno fatto “il miracolo”.
Ed è la conferma che esiste una regola in ogni situazione: si può essere in contrapposizione da sempre e sembrerebbe dovesse durare per sempre, poi avviene un miracolo ed il colore delle magliette, dei cappellini, delle bandiere, diventa unico, compatto, uniforme, spettacolare, ed è il granata che mette in evidenza le sinuose curve di quel cavalluccio marino simbolo della città di Salerno.

