I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia. La condanna delle domande consuete

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Mi ero riproposto di non occupare più la mia testa con fatti e misfatti riguardanti la pandemia da coronavirus, ma come al solito ho dovuto cedere all’insistenza dei miei pensieri; confesso, sono colpevole del reato di lettura e come conseguenza debbo obbligatoriamente scrivere.

Cosa mi turba? il fatto che malgrado tante chiusure, tante restrizioni, tanti DPCM limitanti libertà varie, tante settimane passate ognuno al chiuso della propria abitazione, il tasso di infezione è ben lungi dal diminuire, le ondate della “marea coronata” continuano a susseguirsi senza sosta.

Come mai tutti i sacrifici fatti dai cittadini non hanno portato ai risultati sperati?

Perché tutti i proclami, i tavoli tecnici di programmazione e concertazione, i comitati e tutte le task force governative hanno mancato gli obiettivi?

Ovviamente non sono io la persona più adatta a trarre delle conclusioni, che sarebbero azzardate e sicuramente poco competenti, però sicuramente posso, come del resto qualsiasi cittadino ha fatto e sta facendo in questi mesi, pormi delle domande, che magari non avranno risposta e che certamente contribuiranno ad accrescere il senso di confusione ed impotenza che ormai pervade ognuno di noi.

Ad esempio: serve veramente a qualcosa tenere gli stadi deserti, i teatri ed i musei chiusi, costringere milioni di studenti in casa persi davanti ad un cellulare o un pc, proibire gli eventi all’aperto, negare l’ultimo saluto ai defunti, impedire cene e pizze nei locali? Il dubbio sorge e credo sia legittimo.

Si potrebbe obiettare che se avessimo tenuto tutto aperto i contagi ed i lutti sarebbero aumentati ancora di più e lo “stress” sugli ospedali sarebbe diventato insostenibile, ma non è dato di sapere per certo, visto che comunque ogni regione, ogni città, ogni comune ha adottato delle misure proprie e spesse volte diametralmente opposte da un giorno all’altro.

A suffragio di questo ragionamento basti prendere ad esempio proprio la Campania che malgrado abbia avuto le scuole chiuse (tranne pochissime presenze durante il mese di febbraio) praticamente da marzo 2020, oggi si trova in zona rossa con un picco di contagi che cresce esponenzialmente.

Ed ancora, è di pochi giorni fa la pubblicazione di uno studio sviluppato da due università americane ed apparso su una rivista scientifica di accertata affidabilità, dove si mettono in dubbio i benefici dei vari lockdown adottati praticamente in tutto il mondo, dimostrando con un modello matematico che di questo passo il virus sarà sotto controllo da qui a vent’anni (nella migliore delle ipotesi).

Del resto se dopo un anno siamo allo stesso punto se non peggio, qualche motivo ci sarà. E poveri (perché hanno speso molto danaro) quei commercianti ed artigiani che hanno ottemperato a tutti i “comandamenti” scolpiti sulle pagine della Gazzetta Ufficiale ed ora si ritrovano con le loro attività ancora una volta chiuse senza capire veramente cosa hanno sbagliato.

A me hanno insegnato che quando non si raggiunge un obiettivo (in questo caso debellare la pandemia), o qualcuno ha sbagliato oppure l’obiettivo è oggettivamente irraggiungibile.

Prendiamo atto di questo e lasciamo che chi è ancora in vita, viva, perché di sopravvivere siamo stanchi tutti.