Io non mi vergogno di me, di come la penso, di come vesto o come mangio. Non mi vergogno del mio cuore o della mia anima, della mia famiglia o delle mie conoscenze. Non mi vergogno della mia vita vissuta né di quella a divenire, che sia un giorno, un anno o vent’anni, sono certo che non me ne vergognerò, mai. Non mi vergogno di questo mondo, né del sole o della luna, non mi vergogno di chi ha fede nell’aldilà né di chi pensa che sia tutto qui.
Non ho motivo di vergognarmi delle mie idee o delle mie convinzioni e, per quel che mi è dato di sapere, non ho da vergognarmi neanche delle idee e convinzioni altrui. Non mi vergogno della politica della mia nazione, dell’amministrazione locale o degli uomini che ne fanno parte, che ci vivono e che ci rendono la vita più o meno vivibile. Non mi vergogno del mio corpo, della mia casa, dei miei vicini, di quelli che mi hanno visto crescere e di quelli che mi vedranno morire.
Però il fatto che io abbia accettato da sempre e senza vergogna, me stesso e tutto l’universo che comprende la mia esistenza, non mi autorizza a fare o dire cose che potrebbero offendere l’altrui morale. Non posso girare nudo per strada, anche se lo troverei comodo e fresco; ne posso affacciarmi al balcone di casa ed urlare magari la mia insoddisfazione o la mia delusione per fatti che non vanno come vorrei. E, come potrei esprimere liberamente le mie opinioni, di cui assolutamente non mi vergogno, senza offendere (a torto o ragione) i destinatari di tali pensieri? Il tenente Kendrick direbbe che non c’è necessità di calpestare una tomba (cit. dal film Codice d’Onore), ed io mi accodo e tengo per me, senza vergognarmene minimamente, ciò che penso in particolari circostanze.

