I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: “Il matrimonio di Maradona”

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È d’uso comune al termine dei matrimoni, comunioni, battesimi e feste di laurea, congedare gli invitati con un cadeau, la cosiddetta “bomboniera”.

Di norma si tratta di oggettini da conservare come soprammobili, nella migliore delle ipotesi, altrimenti vengono normalmente dimenticati in qualche cassetto dedicato alla bisogna, se non addirittura buttati una volta consumati i confetti (di svariati colori a seconda dell’evento) che si trovano a corredo. Prima della consegna della bomboniera, ogni cerimonia che si rispetti, si conclude con il taglio della torta e successiva distribuzione di una fettina, sottile quasi fosse ostia, a tutti i presenti.

Diego Armando Maradona, buonanima, quando si sposò, abituato alle cose in grande, decise che il momento finale del suo matrimonio dovesse essere ricordato non meno di un suo bel gol o di una sua celeberrima finta. Lui mise insieme bomboniera e torta e regalò a tutte le donne presenti un’emozione che le coinvolse in modo indimenticabile. Infatti quando arrivò la torta nuziale, bianchissima ed enorme, tutte le donne presenti furono invitate ad avvicinarsi ed a prendere possesso ognuna di un nastro che usciva direttamente dal cuore del dolce.

Svariate decine di donne si accalcarono nei pressi del tavolo nuziale e vennero invitate a tirare ognuna il proprio nastro quando la sposa avrebbe dato il via. Legato ad ogni nastro vi era un piccolo oggetto di oreficeria, così qualcuna si guadagnò un paio di orecchini, qualcun’altra un anellino, un braccialetto o una leggera catenina. La più fortunata, che poi venne festeggiata da tutti i presenti, legato al suo nastro trovò un “solitario”, preziosissimo anello con diamante che era destinato alla più fortunata delle presenti.

Questo ricordo mi è tornato in mente in questi giorni quando, ragionando con alcuni ragazzini (maschi e femmine) che arricchiscono la mia famiglia, mi sono ritrovato a disquisire con loro sulla domanda delle domande, e cioè: cosa vuoi fare da grande? In realtà, come mi succede spesso, la situazione nel mio caso si è rovesciata, nel senso che non sono stato io a porre loro la domanda, piuttosto è stato desiderio comune sapere cosa volessi io fare da grande quando avevo la loro età.

Questo mi ha portato ancora più indietro nel tempo, a quando io frequentavo le scuole elementari: allora la domanda ce la pose una maestra di turno, forse per alleggerire la tensione all’inizio dell’anno scolastico, ed insieme a nome e cognome ci toccò snocciolare il desiderio riguardante il nostro futuro. Non conta quello che risposi io, né quello che rispose uno qualsiasi dei miei compagni di scuola, ha importanza e funziona nel ragionamento, l’immagine che mi è tornata alla mente: una grande torta da cui partono tanti nastri, ognuno legato a ciò che “diventeremo da grandi”.

Ovviamente non tutti possono trovare alla fine del nastro “il solitario” che può rendere felice e pienamente soddisfacente la propria esistenza, ma ognuno avrà la possibilità di “godere” del piacere di leccare la “crema” che cela il proprio destino, con la speranza che quel che ci resterà in mano, ci piaccia o meno, non venga abbandonato in qualche cassetto dimenticato col tempo.
Del resto, parafrasando una nota pubblicità: “se non ti lecchi la vita, godi solo a metà“.