I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia “il figliol prodigo”

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Ad Angri ogni tanto capitano cose che consolidano il mio credo e la mia fede religiosa. Chiariamo, io sono un credente “a modo mio”, e non sono certamente un assiduo praticante; certo che quando accadono fatti altrimenti inspiegabili mi viene ovvio pensare ad una “mano santa” che ci mette il suo. Veniamo ai fatti.

Il nostro meritato sindaco ha firmato nei giorni scorsi, riaccogliendo di fatto tra le braccia della sua giunta comunale, il decreto con cui sancisce il ritorno di un assessore (già dimissionario) nella squadra di governo.

Non è la prima volta che succede che un assessore, causa un rimpasto di giunta, venga estromesso dalla sua carica, tutte le amministrazioni hanno vissuto questi momenti di cambiamento e sono situazioni fisiologiche negli equilibri politici di un ente locale; quello che mi ha colpito è ovviamente il ritorno del “figliol prodigo” sui suoi passi: invero questa è una situazione certamente non canonica e non facilmente riscontrabile in altre occasioni analoghe, per questo sto qui a parlarne.

Nella parabola cui chiaramente faccio riferimento in questo scritto, si legge: “Il figlio più giovane, messa insieme ogni cosa, partì per un paese lontano e vi sperperò i suoi beni, vivendo dissolutamente”, non vi è spiegato il motivo del gesto se non forse perché, causa la sua giovane età, il ragazzo abbia voluto provare il gusto della bella vita magari stanco del lavoro e della noiosa esistenza presso la casa paterna. Una volta finiti i soldi ed avendo assaggiato la dura vita dei servi presso altri padroni, il giovanotto decide di tornare presso il genitore: “Egli dunque si alzò e tornò da suo padre, ma, mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e fu mosso a compassione; corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò”. Non sto qui a snocciolare la morale dello scritto preso dalla Bibbia e che una volta all’anno ci viene sviscerata da tutti gli altari d’Italia e del mondo cattolico in generale.

Quello che mi preme sottolineare è il parallelo con i fatti angresi. E qui mi fermo, non senza sollevare il quesito che tutti i cittadini di Angri con un pizzico di interesse per le “querelles” di Piazza Crocifisso, si sono posti nei giorni dell’addio ed ora nei giorni del ritorno: perché? Cosa ha provocato l’uscita dalla giunta comunale e cosa ha determinato il rientro nello stesso organo collegiale?

Passandomi la mano per la coscienza, i perché ed i per come relativi alla parabola biblica, ben poco mi intrigano, il Signore Iddio ha voluto lasciarci un insegnamento e sta bene così; ma, siccome ogni assessore di una qualsiasi giunta comunale, riceve un’indennità di carica che non sto qui a quantificare, e questa “diaria” gli arriva direttamente attingendo anche nel mio portafogli, allora credo di avere diritto di sapere perché tale assessore si è dimesso e perché dopo quattro mesi è tornato sui suoi passi. E non se ne vengano con le solite chiacchiere riferite a situazioni di equilibri politici ed alla dialettica che ne consegue: abbia, il mio meritato sindaco (ed i suoi alfieri di governo), la forza, il coraggio, il rispetto dei cittadini, delle istituzioni e della carica che ricopre, per dirci in parole comprensibili anche per un ignorante come me: perché? Ne ho diritto io, ne ha diritto ogni singolo cittadino che suo malgrado “subisce” le conseguenze di ogni atto istituzionale.

I nostri amministratori non si rendono conto che LORO sono gli operai, NOI siamo i datori di lavoro, hanno un contratto a tempo determinato e DEVONO rendere conto a NOI e solo a NOI dei LORO atti. Altrimenti possono sempre cambiare lavoro, ne hanno sicuramente le potenzialità e le capacità.