Quando uno dei miei tre figli, quello di mezzo per intenderci, frequentava le scuole elementari, una sua maestra era solita rappresentarmi il suo comportamento in classe con una similitudine: “Sembra un bronzo di Riace” mi diceva!
All’inizio non riuscivo a collegare la gracilità di un ragazzino di otto o nove anni, con la statuaria bellezza e solidità dei celebri manufatti antichi ritrovati sui fondali calabresi, poi, durante un’amichevole conversazione, lei mi risolse l’arcano. “Tuo figlio – mi disse – quando commette qualche marachella oppure in classe non rende come dovrebbe, e viene richiamato, resta li a guardarti fisso senza battere ciglio e senza cambiare minimamente espressione che sembra quasi una statua greca, un bronzo di Riace per l’appunto, impassibile e silenzioso davanti alle intemperie. E poi – lei continuava – non se né da per inteso, continua nei suoi atteggiamenti che certe volte fa venire una rabbia, ma una rabbia…”. Io che conoscevo bene mio figlio, non potevo certo darle torto, aveva “rappresentato” come un pittore, i segni del carattere del ragazzo che cresceva e che tutt’oggi, anche se in parte, ha mantenuto orgogliosamente.
Osservando i comportamenti dei nostri meritati amministratori, non posso che riportare integralmente quel giudizio amorevole di maestra: questi qua hanno proprio una faccia di bronzo!
Che vengano da cittadini o da rappresentanti dell’opposizione in consiglio comunale, da giornalisti oppure da portavoce di associazioni varie, le voci dissenzienti vengono sistematicamente ignorate.
Nessuna proposta, critica o protesta trova un varco tra i pensieri dei nostri rappresentanti e ciò si evince dalla loro impassibilità! Si potrebbe restare qui ad elencare le promesse non mantenute, i progetti sbandierati e mai realizzati, gli obiettivi mancati, i finanziamenti perduti…sarebbe tutto inutile, le loro facce resterebbero scolpite nella roccia, anzi nel bronzo! Ma non voglio certo essere un disfattista: questa consapevolezza non deve far perdere lo spirito attivo, propositivo e positivo della maggioranza dei cittadini angresi, anzi, dovrebbe essere uno sprone ad insistere ed a fare sempre di meglio.
Una cosa comunque è sicura, se oggi qualcuno scattasse una foto, immortalando le facce e le espressioni di questi nostri meritati amministratori, e questa foto, come in una capsula del tempo, un domani fosse ritrovata per caso chissà dove, un dubbio forse minimo potrebbe sorgere agli occhi del futuro osservatore: se quel colorito brunito della loro pelle fosse dovuto all’abbronzatura oppure al materiale “bronzeo” con cui sono state scolpite le loro fattezze. Noi che ci abbiamo a che fare tutti i giorni e che tutti giorni sbattiamo contro la loro caparbia indifferenza, non avremmo dubbi; loro, quelli del futuro chissà, forse esporrebbero la foto in un museo decantando le doti del ritrattista e dei soggetti ritratti, magari si scervellerebbero nel tentativo di capire il significato delle loro espressioni e dei loro leonardeschi e sardonici sorrisi accennati…
E leggendo la didascalia della foto si ritroverebbero a chiedersi come e perché tali personaggi avessero in mano la reggenza di un paese come Angri.
Io non ci sarò e comunque non avrei neppure tentato di dare una spiegazione, né me ne sarei lamentato apertamente.
La verità assoluta è che questo è ciò che abbiamo voluto, questo è ciò che ci siamo meritati e questo è ciò che avremo, oggi e domani.

