I Racconti di Carmine Lanzieri Battaglia: … E l’ultimo chiuda la porta

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Frequento abbastanza spesso l’edificio che ospita gli uffici comunali di Angri; vuoi per lavoro, vuoi per la gestione di pratiche attinenti alla vita associativa, mi ritrovo da quelle parti anche più volte a settimana.

Conseguentemente, mi capita di essere testimone di vicissitudini di varia vita che, nei modi più disparati, coinvolgono i cittadini e quindi la quotidianità di tutti noi. Ho visto l’alternarsi di sindaci, commissari straordinari, assessori vari, consiglieri comunali ed ovviamente ho avuto modo di avere a che fare con gli impiegati comunali.

Siano essi “semplici” uscieri, capisettore o operatori agli sportelli, che abbiano un contratto a tempo indeterminato oppure siano “stagionali” della pubblica amministrazione, ognuno di loro ha un ruolo, più o meno definito, che dovrebbe essere di ausilio all’espletamento delle pratiche burocratiche del cittadino residente.

E così avviene nella maggior parte dei casi. Capita però che (anche per colpa della ormai irrefrenabile emorragia di personale in uscita dalla casa comunale) ci si ritrovi a dover interloquire con uno sportello chiuso al pubblico oppure con del personale non precisamente indottrinato allo svolgimento della mansione cui è stato destinato.

Così, qualche giorno fa, sono stato testimone dell’ennesimo episodio di insofferente insoddisfazione da parte di alcuni contribuenti che, chiamati per il ritiro di una missiva comunale, hanno scoperto che l’ufficio messi era chiuso perché il personale addetto era in giro per la consegna di altre comunicazioni da parte del comune. L’agitazione e la rabbia erano palpabili, soprattutto perché alcuni dei presenti, normalmente impegnati altrove per lavoro, erano ricorsi ad un giorno di ferie per potersi recare presso la casa comunale.

Nulla hanno potuto gli uscieri che, malgrado la buona volontà e un’adeguata gentilezza, non sono riusciti a districare la matassa; è stato necessario l’intervento di un caposettore, per calmare gli animi, con la promessa che il messo comunale, raggiunto via telefono, sarebbe stato presente in ufficio di li ad un paio d’ore.

A prima vista può sembrare un disdicevole episodio che di rado dovrebbe interessare gli uffici pubblici, ma la vera impressione che io ne ho ricavato è che si tratti invece della punta di un iceberg: l’apparato burocratico, che è la “forza lavoro” cui sindaco ed amministrazione di qualsiasi comune d’Italia necessitano per il buon funzionamento della macchina amministrativa, ad Angri ormai è praticamente inesistente.

Tra pensionamenti e trasferimenti ad altri uffici, i luoghi di lavoro del “palazzo del potere” angrese sono sempre più vuoti, ed i corridoi sembrano gironi danteschi frequentati da cittadini, che come anime in pena, vagano alla ricerca della soluzione dei loro impicci burocratici. E non sempre capita di incontrare l’impiegato di “virgiliane sembianze”, capace e competente per dirimere le questioni o quantomeno di dare una giusta indicazione.

Tra non molto, nei luoghi oscuri del palazzo che ospita il comune di Angri, resteranno solo le suddette anime, perse, dannate e condannate a non trovare risposta ai loro quesiti; poi anch’essi, uno ad uno, lasceranno l’altare dell’eterno pianto, ma mi raccomando, all’uscita, l’ultimo chiuda la porta.