I racconti di Carmine Lanzieri Battaglia. Della felicità

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Ognuno di noi a suo modo è alla ricerca della felicità, ed ognuno, allo stesso modo, ha la sua ricetta per conseguirla.

È un po’ come si fa per una pietanza, si parte dagli ingredienti base e poi ognuno ci mette del suo, rendendo il risultato spesse volte unico ed irripetibile per gli altri. E quindi la felicità in quanto tale, ha un sapore diverso per ognuno di noi.

Ma allora mi viene da chiedere, visto che non esiste uno standard, un chiaro riferimento della felicità, siamo veramente sicuri che essa esiste?

Quante volte ci è capitato di dover prendere posizione su determinati argomenti legati alla nostra quotidianità, ritrovandoci in contrapposizione con altre persone anche del nostro stesso nucleo familiare o della nostra cerchia di amicizie.

Opinioni differenti su cibi, abbigliamento, luoghi per le vacanze, film da vedere o libri da leggere, spesse volte ci portano a dover prendere o accettare decisioni diverse da quelle che ci sembrano più opportune o più vicine al nostro piacere e quindi alla nostra felicità; di conseguenza ci pieghiamo al volere altrui oppure “costringiamo” gli altri a piegarsi alla nostra volontà, ne consegue che se uno è contento l’altro non lo è, se uno prova piacere e soddisfazione l’altro no, se uno è felice l’altro non lo è.

Allora la felicità è univoca?

La può provare solo la metà della popolazione mondiale? È appannaggio di taluni piuttosto che di altri?

Qualcuno invece sostiene che si può essere felici solo in due, perché come recita una canzone neomelodica napoletana “se sei felice tu sono felice anche io”, ma allora vorrebbe dire che la felicità personale è una conseguenza della felicità altrui, quindi io rinuncio alla mia felicità per far felice te e conseguentemente sono felice anche io?

E no, non ci sto, non ci credo a questi luoghi comuni che pur di farci felici, ci propinano delle soluzioni alchemiche che hanno il chiaro sapore della fregatura.

Molti dei sorrisi ebeti che sembrano lo specchio della felicità in realtà spesso sono solo dei surrogati, come quelli che bevono orzo per evitare la caffeina oppure usano il dolcificante per non ingrassare, ma dentro di sé ognuno sa che l’orzo fa schifo e i dolcificanti fanno cagare.

Io ad esempio sono felice quando scrivo, magari qualcuno è decisamente infelice se è costretto a leggere quello che scrivo io, altri saranno felici di vedermi e di salutarmi mentre altri ancora se solo mi vedono si rovinano la giornata, ed è così per tutti: non esiste la ricetta della felicità, per quanto vogliamo cercarla è come il Santo Graal, tutti ne parlano ma nessuno lo ha mai visto. Forse ha veramente ragione Lucio Dalla, quando in una sua canzone che io canticchio spesso dice “Ah, felicità su quale treno della notte arriverai, lo so che passerai ma come sempre in fretta non ti fermi mai…”.

E un treno che non si ferma mai è un treno che non serve al suo scopo, anzi non serve a nulla e forse veramente non esiste.