I legami affettivi non seguono i tempi della Legge

I tempi della legge spesso non coincidono con quelli degli individui alle prese con le piccole e grandi difficoltà di una vita che mette, a volte, con le spalle al muro.

Ne sa qualcosa Marco Albani che in un comunicato ribadisce la sua posizione in merito alla decisione di rinunciare all’affido condiviso del figlio.

Una presa di posizione sofferta, quella del padre, assunta con la consapevolezza di salvaguardare la salute psicologica del minore a cui è stata negata la frequentazione con la figura paterna, fino al punto da determinarne il mancato riconoscimento da parte del piccolo su cui ricade la diagnosi di autismo.

Da tempo Albani sollecitava i servizi sociali a prendere atto delle oggettive difficoltà sorte nell’incontrare il proprio figlio, sempre nel rispetto di quanto stabilito al momento della separazione.

Ora basta, si metta fine a questo teatrino! Comprendo la difficoltà dei Magistrati ad esprimersi sulla mia richiesta di revocarmi l’affido condiviso di mio figlio, disponendo lo stesso unicamente per l’altro genitore, ma devono prendere atto di quanto accaduto. Devono prendere atto che a causa del loro intervento intempestivo, mio figlio – che sapevano essere un bambino con disabilità – non mi ha visto per cinque mesi e non mi ha riconosciuto. Non so più nulla di lui, da mesi, soprattutto per gli aspetti medici. Potrei essere chiamato a condividere con l’altro genitore, in qualsiasi momento, scelte impegnative e non di poco conto per la sua salute, vista la sua disabilità. È una responsabilità che non ho intenzioni di assumermi, in quanto non posso decidere per un bambino di cui non so più nulla. Le scelte relative alla salute di un minore devono essere presa in coscienza e soprattutto in conoscenza della situazione attuale ed io sono stato tenuto per mesi all’oscuro di tutto. Si continua a trattare con superficialità questa vicenda, che ha visto come unica vittima mio figlio, e questo è intollerabile. I Magistrati hanno deciso di convocare un’udienza urgente, con trattazione telematica in piena emergenza Covid il giorno 28 aprile 2020, e poi hanno emesso una sentenza dove non modificano nessuna delle disposizioni precedenti, rinviando ad ulteriore udienza per il 23 Giugno e disponendo la nomina di un CTU, per verificare le capacità genitoriali. Le CTU sono sempre l’ancora di salvataggio quando ci sono queste situazioni. Una CTU inutile perché sarebbe la terza in pochi anni e le capacità genitoriali non vanno valutate ogni anno. In pochi anni, hanno già disposto due CTU, di cui l’ultima ha portato alla sentenza con un ampio diritto di Frequentazione Padre-figlio, inesercitabile visto quanto accaduto. A fine aprile dove i Servizi Sociali, incaricati dai Magistrati si recarono al domicilio materno per ” cercare” di convincere l’altro genitore a rispettare il diritto di frequentazione Padre-figlio, non ci fu nulla da fare, con la conseguenza di un trauma per mio figlio che non mi riconobbe e che, come a loro conoscenza è anche diversamente abile. Ora con la sentenza del 19 maggio dispongono che si debba continuare ad oltranza, e quindi che gli Assistenti Sociali ed educatori familiari continuino questa trattativa. Non ci sto!!! La salute di mio figlio viene prima di tutto, e lui non può permettersi situazioni stressanti perché influiscono sul suo percorso terapeutico. In data 27 maggio ho ancora una volta, a mezzo del mio legale Avv. Martina Grassini del Foro di Milano, chiesto ai Magistrati la revoca dell’affido condiviso e la nomina di un tutore per mio figlio, con la richiesta di un provvedimento definitivo. Si stanno assumendo una responsabilità enorme, non prendendo in considerazione le condizioni di salute di mio figlio. Ma immaginano cosa accadesse se non accettassero la mia richiesta? Immaginano che in qualsiasi giorno potrei essere chiamato a dare il consenso per qualsiasi scelta medica, che potrebbe essere anche immediata e vitale per la salute di mio figlio? Non sono e non sarei in condizione di scegliere. Dobbiamo aspettare prima che accada qualcosa? Ho comunicato già da tempo il mio trasferimento in altra regione, ed ho informato il Procuratore Capo della Repubblica di Nocera Inferiore Dott. Antonio Centore, di tale incresciosa situazione. É un dolore enorme per me, aver dovuto rinuncia a mio figlio, ma l’ho fatto per tirarlo fuori da un conflitto che non avrebbe avuto mai fine.