Il Pd e Italia Viva pressano la ministra Azzolina per ottenere maggiore chiarezza sulla riapertura delle scuole e sull’organizzazione in sicurezza degli esami per i maturandi.
Urge un piano di ripartenza generale, perché la situazione richiede decisioni in tempi celeri, e viene tirato in ballo anche il comitato costituito da Colao.
I dem hanno le idee chiare sul fatto che il dibattito deve essere prima che politico, sanitario ed economico, portando gli addetti ai lavori a specificare le modalità di ripresa ai cittadini.
Non c’è tempo da perdere secondo i renziani, e il piano dovrebbe essere consegnato prima del 25 aprile.
Il lento allentamento delle misure di contenimento rischia di creare problemi enormi al Paese, e anche dopo la scadenza del 4 maggio la linea da seguire sembra essere la prudenza.
Si assiste sempre di più allo scontro tra Regioni del Nord e del Sud riguardo all’atteggiamento da assumere nella situazione: al nord che scalpita per una ripresa delle attività replica un sud che frena, e sposa la linea del governo improntata alla prudenza.
Il governatore Zaia del Veneto riceve critiche di chi al Sud non condivide la politica della riapertura, e il governatore Toti della Liguria richiede una maggiore autonomia regionale.
In Lombardia la situazione è particolarmente tesa, tanto che Fontana si sente assediato tra correnti di pensiero agli antipodi che rendono la situazione ancora più complessa.
E tutto questo non giova sicuramente al Paese intero che paga lo scotto salatissimo di inesistenti intese e giochi di convenienza che non rendono merito a tutti gli italiani.

