Nocera Inferiore, l’azzardo Campania nel convegno dal titolo “Gioco pubblico e contesti sociali”

0
44

I dati sulla dipendenza patologica da gioco sono allarmanti. La Campania si conferma al terzo posto nella Penisola come la regione dove il numero dei giocatori tocca le vette più alte, e l’ASL salernitana il distretto dove si registrano i picchi maggiori di dipendenze dal gioco.

Il territorio regionale si diversifica e mostra il fenomeno del gioco d’azzardo patologico, inteso come un disturbo del comportamento che coinvolge il controllo degli impulsi, e risulta in forte ascesa nelle zone dell’Agro-nocerino.

L’identikit del giocatore delinea un individuo, prevalentemente di sesso maschile, con un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, fa eccezione la fascia d’età 49 – 50 anni che propone una leggera predominanza femminile.

Le indicazioni riportate fin qui, sono quelle dichiarate al Convegno dal titolo “Gioco Pubblico e contesti sociali tra strategie resilienti e senso di responsabilità”, tenutosi nel pomeriggio presso l’Aula Consiliare del Comune di Nocera Inferiore.

L’Assessore Trotta ha introdotto i lavori ricordando agli astanti, l’attenzione che il Comune ha mostrato per il tema con la delibera nella quale sono state indicate le linee guida da seguire per garantire il contenimento dei danni prodotti dal gioco compulsivo.

Le indicazioni fornite hanno considerato la dislocazione sul territorio degli spazi adibiti a gioco, secondo uno schema che tenesse conto delle opportune distanze da luoghi specifici (scuole, luoghi di culto); il rispetto di distanze tra le sale da gioco (almeno 250 m l’una dall’altra); e il rispetto di fasce orarie precise.

Il gioco, in quanto tale, non va demonizzato, ma la scarsa consapevolezza del problema ha una ricaduta sociale enorme e non può essere celato. Su 1770 giocatori monitorati, 560 sono presi in carica dai Servizi Sanitari di Salerno.

Carmine Acconcia, psicologo e psicoterapeuta in servizio presso l’ASL di Salerno, rimarca i dati del CNR che confermano l’incremento esponenziale dei giocatori sul territorio nazionale; dal 2014 al 2017 il numero di giocatori è passato da 10 milioni a 17 milioni, nello decennio che va dal 2007 al 2017, gli stessi sono triplicati passando da 100.000 a 400.000.

L’uso di sostanze stupefacenti non registra un aumento così significativo come quello dei giocatori compulsivi.

Acconcia, che si occupa da anni di sostenere gli individui vittime di tale dipendenza, individua nel tutoraggio finanziario una possibile azione di contrasto al fenomeno, affiancata ad altre che mirino a sconfiggere la dipendenza, quali l’affiancamento a gruppi di giocatori anonimi, perché i regolamenti previsti da soli non bastano a contenere l’emergenza.

Il gioco d’azzardo è una vera e propria industria, capace di salvaguardare i propri interessi attraverso l’attuazione di azioni funzionali allo scopo; basta pensare alla Società di Gestione – Codere Italia che organizza il 75% delle sale da gioco e in una conferenza ha presentato i potenziali danni di un eccessivo irrigidimento delle regole per contrastare l’aumento dei giocatori, il primo fra tutti la riduzione del personale impiegato nei vari Bingo e altri luoghi simili. Se questo non è marketing!

L’intervento del Professore Stefano Sbordoni dell’Università di Studi di Salerno ha fatto luce sulla difficoltà nell’uso dei dati che “sono uno strumento pericoloso qualunque sia il modo come vengono usati”, perché manca un soggetto pubblico che ne certifichi la veridicità.

I danni del gioco sono l’esito di un fenomeno che non si può negare e si ripercuotono nel contesto sociale, politico ed economico.

È necessario studiare il gioco, considerato “un fenomeno immanente” che determina un flusso permanente che varia, in una   sorta di adattamento secolare, in considerazione del numero della popolazione e della disponibilità economica.

Il confronto con altre realtà diverse, dove il fenomeno presenta le medesime caratteristiche, va ricercato per cercare soluzioni idonee per riuscire ad arginare il problema.

In un’epoca di eccessi dove ogni esperienza deve essere vissuta al massimo delle sue potenzialità, anche il gioco, necessario allo sviluppo cognitivo del bambino, diventa coercizione a ripetere fino a diventare cronico perdendo la positività di cui è portatore.

La tecnologia diventa non un’occasione per sperimentare in chiave positiva il mondo circostante, ma il mezzo per accedere a giochi sempre più avulsi dal quotidiano e di cui è impossibile controllare gli accessi, soprattutto da parte di minori.

Stasera all’incontro non ha aderito in massa la popolazione che pare distratta da necessità contingenti distanti da quelle legate alla ludopatia, eppure il fenomeno appare sempre più ingombrante, soprattutto per le fasce più deboli della collettività attratte da luoghi dove l’unico scopo è quello di incassare denaro, che sicuramente non va nelle loro tasche.