Guardia di Finanza negli uffici del Garante della Privacy: l’inchiesta scattata dopo Report

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pasquale stanzione garante della privacy

Guardia di Finanza negli uffici del Garante della Privacy: l’inchiesta scattata dopo Report. Una mattinata di tensione nella sede del Garante per la protezione dei dati personali, in piazza Venezia a Roma. La Guardia di Finanza ha fatto irruzione negli uffici dell’Autorità per eseguire perquisizioni, sequestri e interrogatori nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Roma. Al centro del fascicolo, aperto a seguito dei servizi trasmessi dalla trasmissione Rai Report, ci sono presunte irregolarità nelle spese di rappresentanza del Collegio, alcune voci di spesa personali addebitate all’ente e la mancata irrogazione di una sanzione multimilionaria nei confronti di Meta per i Ray-Ban Stories, i primi smart glasses commercializzati dalla società di Mark Zuckerberg.

A dare la notizia per primo è stato proprio il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, tramite un post sul suo profilo Facebook: «Ispezione e interrogatori della Guardia di Finanza negli uffici del Garante della Privacy». Ranucci ha poi precisato: «In seguito ai servizi di Report, la procura ha aperto un’indagine. Al centro delle inchieste ci sarebbero le spese di rappresentanza del Collegio e la mancata sanzione nei confronti di Meta per il primo modello di smart glasses commercializzato dalla società di Mark Zuckerberg: i Ray-Ban Stories».

Secondo le prime ricostruzioni riportate da diverse testate (tra cui La Stampa, Repubblica, ANSA, Il Mattino e Open), i reati ipotizzati sono peculato e corruzione. Risulterebbero indagati il presidente del Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, e gli altri componenti del Collegio: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Gli uomini del Nucleo PEF della Guardia di Finanza hanno proceduto al sequestro di telefoni cellulari, computer e altra documentazione informatica, al fine di acquisire elementi probatori utili alle verifiche in corso. Il procedimento è coordinato dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco.

Tra i dettagli emersi dai resoconti, spiccano alcune spese di rappresentanza ritenute opache, ma anche voci singolari come acquisti di carne attribuiti personalmente al presidente Stanzione e poi addebitati all’Autorità. Sul fronte Meta, l’inchiesta riguarderebbe la mancata applicazione di una sanzione stimata intorno ai 40 milioni di euro per violazioni legate ai Ray-Ban Stories, smart glasses capaci di registrare foto e video senza che l’interlocutore se ne accorga facilmente – un dispositivo che aveva già sollevato perplessità in tema di privacy.

La notizia ha immediatamente scatenato reazioni politiche. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione di vigilanza Rai – Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico e Gaetano Amato – hanno diffuso una nota durissima: «Le perquisizioni e i sequestri negli uffici del Garante per la Privacy, con l’intervento della Guardia di Finanza e un’indagine aperta dalla procura dopo i servizi di Report, rappresentano l’ennesimo colpo durissimo alla credibilità dell’istituzione. Spese di rappresentanza e la mancata sanzione a Meta per i Ray-Ban Stories sono al centro di un’inchiesta che è solo uno degli elementi che da mesi mette in discussione scelte e comportamenti del Collegio. Lo stesso presidente Pasquale Stanzione risulterebbe indagato. In una situazione del genere, restare aggrappati alle poltrone è un atto di grave irresponsabilità. Così si espone l’istituzione al pubblico ludibrio e si nega la minima tutela del suo prestigio. Per questo ribadiamo una richiesta di semplice igiene istituzionale: l’intero Collegio si dimetta. Subito. Per rispetto dell’Autorità, dei cittadini e della funzione che essa dovrebbe svolgere».

Al momento non sono arrivate repliche ufficiali dal Garante della Privacy né dai diretti interessati. L’inchiesta è ancora nelle fasi iniziali e gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Tuttavia, il blitz odierno rappresenta un duro colpo per un’istituzione che dovrebbe essere baluardo della tutela dei dati personali in Italia, in un contesto già segnato da polemiche sui presunti conflitti di interesse e accessi abusivi emersi nei servizi di Report nei mesi scorsi.

La Procura di Roma prosegue gli accertamenti: nei prossimi giorni potrebbero emergere ulteriori dettagli su documenti, tabulati e dispositivi sequestrati.