Gualazzi infiamma Nocera: il Nocera Jazz Festival chiude col botto

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Settecento spettatori, un Chiostro magico, e una lezione di stile musicale firmata Raphael Gualazzi.

di Giorgia Valentini

La platea in silenzio rapito, occhi puntati sul palco, mentre un uomo in bianco: elegante, disarmante, magnetico suona il pianoforte come se stesse leggendo l’anima del pubblico. Così si è chiuso il Nocera Jazz Festival, e non poteva esserci finale più potente. Raphael Gualazzi non ha semplicemente suonato: ha trasformato il Chiostro degli Olivetani in una capsula del tempo sonoro, un viaggio che ha attraversato jazz, soul, swing, pop, e anche un pizzico d’opera. Un concerto che non ha raccontato solo musica, ma emozioni, visioni, piccoli incanti.

Già dalla prima nota, il messaggio era chiaro: nessuna concessione alla superficialità. Gualazzi è un artigiano della musica, e ogni sua interpretazione è una botta d’ossigeno in un panorama spesso saturo di produzioni in serie. Sul palco, con lui, un quintetto che non sbaglia un colpo: Anders Ulrich (contrabbasso), Luigi Faggi (tromba), Michele “Mecco” Guidi (Hammond e tastiere), Gianluca Nanni (batteria). Una squadra rodata, affiatata, capace di spostarsi con eleganza tra virtuosismi e sospensioni, improvvisazioni e groove da club di New Orleans.

Il repertorio? Una cavalcata nelle stanze più intime del suo mondo creativo: dai brani nati per il cinema, a omaggi alla tradizione afroamericana, passando per ricami jazzati su melodie italiane senza tempo. Filo conduttore, una costante vibrazione di autenticità. C’è stato spazio anche per le emozioni nude del piano solo, per i richiami alla grande opera, per gli arrangiamenti orchestrali curati con maestria dal maestro Stefano Nanni.

In un breve ma sentito scambio di battute, Gualazzi ha voluto esprimere la sua gratitudine: “È un vero privilegio chiudere il festival in questa cornice straordinaria.L’energia del pubblico si sente subito, c’è un’armonia che quasi si tocca con mano.” Parole semplici, ma cariche della stessa autenticità che ha contraddistinto ogni nota della serata. Ad aprire la serata, le promesse del territorio: Luna Lucrezia Scognamiglio e Salvatore Avino, nomi già noti al pubblico del festival, che hanno confermato talento e maturità artistica. Una scelta coerente con la linea del festival: celebrare i grandi nomi, sì, ma anche offrire spazi veri ai nuovi protagonisti della scena musicale locale.

Poi i saluti di rito: il sindaco Paolo De Maio ha fatto gli onori di casa introdotto con eleganza e gratitudine dalla presentatrice Rossella Pisaturo, impeccabile e brillante. E mentre le ultime note ancora vibravano nell’aria, Gaetano Lambiase (direttore artistico) lasciava già intendere che la macchina per la quarta edizione è in moto: “Stiamo già lavorando per il prossimo anno”.

Il bilancio? Numeri alla mano, è stato l’anno della consacrazione: migliaia di presenze, una risposta di pubblico che racconta meglio di qualsiasi comunicato l’impatto culturale ed emozionale della rassegna. “Un successo davvero straordinario – ha dichiarato Ferdinando Padovano, presidente della commissione cultura del Comune – numeri da capogiro che ci danno entusiasmo, forza e voglia di continuare a sognare. Ci vediamo l’anno prossimo!”. Il sipario è calato, ma il Nocera Jazz Festival non lascia silenzi: semina attese. Anche quest’anno l’asticella si è alzata — e da qui, si può solo continuare a salire. Perché la musica, quando è fatta così, non è solo spettacolo. È resistenza. È visione. È futuro.