Cade l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per Stefano Graziano, ex presidente del PD regionale. La Direzione Distrettuale antimafia di Napoli ha stralciato la sua posizione dal fascicolo principale ed inviato gli atti alla procura di Santa Maria Capua Vetere per la sola ipotesi di voto di scambio – non aggravato dalla finalità camorristica. La richiesta è stata firmata dai pm della Dda che conducono l’indagine, i sostituti procuratori D’Alessio, Giordano, Landolfi e Sanseverino coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. L’indagine partita tre mesi fa, il 26 aprile 2016, portò all’arreso di 9 persone tra imprenditori e funzionari, accusati di favorire con appalti pilotati il clan dei Casalesi. Dietro le sbarre finì anche il primo cittadino di Santa Maria Capua Vetere, Biagio Maria di Muro e l’imprenditore A. Z., ritenuto vicino all’omonima cosca. Il nome di Graziano emerse da alcune intercettazioni telefoniche tra Di Muro e lo stesso Z. “E già non sta bene perchè dovremmo portare a Graziano, e tu non ti fai vedere”, questo il rimprovero dell’imprenditore all’ex sindaco. La prima ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa è legata, secondo i pm dell’antimafia, al rapporto sinallagmatico tra l’appoggio prestato a Graziano per le ultime consultazioni al Consiglio Regionale ed il suo impegno a porsi come stabile punto di riferimento politico e amministrativo dell’organizzazione camorristica denominata clan dei Casalesi, fazione Zagaria“. Cuore dell’inchiesta sono, però, le manovre per l’appalto per la progettazione della ristrutturazione di un edificio storico della cittadina casertana, il palazzo Teti Maffuccini. Secondo quanto emerge dagli atti, il consigliere regionale si sarebbe attivato su ordine di Di Muro, affinchè il comune non perdesse il finanziamento per i lavori, facendo scattare l’accusa di corruzione per il resto degli indagati. Graziano, dopo la perquisizione presso la sua abitazione e l’ufficio regionale, si presentò in procura, assistito dagli avvocati Michele Cerabona ed Antonio Villano, per dichiararsi estraneo ai fatti. L’accusa che al momento gli contesta la Dda è quella di voto di scambio.
Roberta Montanaro

