Global Sumud Flotilla: umanità e tensioni in mare aperto

0
73

La Global Sumud Flotilla si trova ormai in una fase critica: alcune delle sue imbarcazioni sono state intercettate da unità navali israeliane mentre si avvicinavano alla Striscia di Gaza, alimentando uno scontro che intreccia diritti internazionali, sicurezza e solidarietà umanitaria. Nello specifico sono 13 le navi abbordate dagli israeliani: telecamere spente, cellulari gettati in acqua e qualsiasi tipo di comunicazione interrotta.

Una missione carica di significato

Il nome “Sumud” (in arabo, “resistenza costante”) sintetizza lo spirito dell’iniziativa. La flottiglia, che ha preso il largo da porti come Barcellona, Tunisi e Genova, conta decine di imbarcazioni e centinaia di attivisti provenienti da oltre 40 Paesi. A bordo vi sono medici, giornalisti, operatori umanitari, volontari, carichi di medicinali e beni di prima necessità destinati a Gaza, dove l’accesso è reso difficile da un blocco navale imposto da Israele.

Non è la prima volta che attivisti cercano di forzare tali restrizioni: la novità della Sumud Flotilla risiede nella scala del progetto, nell’ampia copertura mediatica e nella partecipazione internazionale.

Verso acque pericolose

Negli ultimi giorni, le imbarcazioni si sono spinte sempre più verso la costa palestinese, entrando nella cosiddetta “zona ad alto rischio”. Secondo gli attivisti, sono avvenute manovre intimidatorie israeliane, il disturbo alle trasmissioni radio e blackout dei sistemi di comunicazione. Ieri c’è stato l’abbordaggio da unità navali israeliane con manovre aggressive, in tentativi di costringerle a fermarsi. Ciò nonostante circa 23 navi sono in navigazione verso Gaza.

Le posizioni in Italia

Al contempo, l’Italia — che inizialmente aveva scortato parte della flottiglia con la fregata Alpino — ha comunicato che la nave non oltrepasserà il limite di 150 miglia nautiche dalla costa di Gaza, terminando così l’accompagnamento ufficiale.

“Abbiamo dato mandato mandato all’ambasciata a Tel Aviv e ai consolati di Gerusalemme e Tel Aviv di assistere tutti gli italiani che verranno portati probabilmente nel porto di Ashdod ma poi verranno espulsi, credo ci sarà un volo che li accompagnerà in Europa insieme agli altri entro un paio di giorni!. Lo ha detto Antonio Tajani parlando dei partecipanti alla spedizione della Flotilla, sottolineando che “l’abbordaggio” da parte degli israeliani era “previsto”, “l’importante è che non ci siano azioni violente”. 

Le parole del ministro della Difesa, Guido Crosetto

“Non lo chiamerei attacco, lo chiamerei blocco. Mi auguro che tutto avvenga con calma, con razionalità, senza che ci sia nessun problema. Mi auguro che tutto avvenga con calma e razionalità. Le barche sono circondate e dovrebbero essere portate nel porto di Ashdod, dove poi ogni nazione si attiverà per verificare come far rientrare i propri connazionali. L’importante è che quello che accadrà nelle prossime ore, avvenga senza violenza, senza alcun rischio. Sono preparati sia gli equipaggi e le persone che sono a bordo che le autorità israeliane. Aspettiamo la fine di questa cosa”.

L’intervento israeliano

Nelle prime ore del 1° ottobre, l’esercito israeliano ha ordinato l’“alt” alle imbarcazioni della potente flottiglia, dichiarando che il convoglio stava violando un blocco legittimo imposto per ragioni di sicurezza. Alcune navi sono state abbordate: l’“Alma” sembra essere stata una delle prime. Gli attivisti denunciano che lo sbarco è avvenuto anche in acque internazionali, rendendo l’azione potenzialmente illegittima secondo il diritto internazionale.

Israele sostiene che la flottiglia sia parzialmente collegata a Hamas e che il blocco navale sia un’azione di autodifesa. Le autorità israeliane affermano che i carichi saranno ispezionati e, se considerati innocui, potranno essere trasferiti via terra verso Gaza.

Reazioni a livello internazionale e in Italia

In Italia, i sindacati maggiori, tra cui CGIL e USB, hanno dichiarato uno sciopero generale per il 3 ottobre in solidarietà con gli attivisti della flottiglia, chiedendo che non si usi la forza nel fermare la missione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che i cittadini italiani a bordo saranno trasferiti al porto di Ashdod e successivamente rimpatriati. Il governo spagnolo (Paese di origine di molte unità) ha chiesto ad Israele di non considerare la flottiglia una minaccia, sottolineando il carattere civile della missione.

Più ampiamente, istituzioni europee e organismi delle Nazioni Unite osservano con apprensione il rischio di una crisi diplomatica, specie in caso di sequestro di navi o arresto degli attivisti.

Droni, esplosioni e pressioni asimmetriche

Nei giorni scorsi, la flotilla ha denunciato ripetuti attacchi con droni, esplosioni alle vicinanze di alcune imbarcazioni e disturbi alle comunicazioni. Secondo gli attivisti tali azioni sarebbero finalizzate a intimidire e isolare le navi prima dell’intervento navale israeliano. La missione continua nonostante le pressioni. Come sottolineato da uno dei coordinatori, «non è un caso che la stessa battaglia per il Mediterraneo si intrecci oggi con quella per Gaza» nel segno di un’unica sfida per i diritti e per la vita.

Scenari che restano aperti

  • Sequestro o rimorchio: Israele potrebbe confiscare alcune o tutte le navi, trasferire gli attivisti ad Ashdod e trattenerli nei centri di detenzione israeliani.
  • Ispezione e consegna via terra: una mediazione diplomatica potrebbe imporre ispezioni e trasferimento dei beni tramite la Striscia, evitandone la consegna navale diretta.
  • Contenzioso legale internazionale: in caso di abbordaggi in acque internazionali, la flottiglia e i Paesi coinvolti potrebbero portare la vicenda alla Corte internazionale di giustizia o ad altri organi giurisdizionali.
  • Impatto mediatico e politico: anche nel caso in cui l’arrivo diretto venga impedito, l’operazione ha già catalizzato l’attenzione globale sulla questione del blocco di Gaza e sulla condizione dei civili nella Striscia.

La Global Sumud Flotilla non è solo un progetto di consegna di aiuti: è una sfida geopolitica che pone in discussione limiti, legittimità e la capacità della comunità internazionale di garantire diritti fondamentali. Ad oggi, l’operazione si è trasformata in un banco di prova sul confine tra umanitarismo e potere militare, e i prossimi sviluppi — a bordo e nelle sedi diplomatiche — potranno segnare un punto di non ritorno. «Anche se ci fermeranno prima, la voce di Gaza continuerà a navigare libera» — dichiarazione di uno dei portavoce della missione.