Giuseppe Alviti. Le Guardie Giurate e l’uso delle manette

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La conoscenza della normativa ed il corretto uso delle potestà concesse alle Guardie Particolari Giurate, non è di certo un pilastro della categoria. Il più delle volte, i circa 40.000 operatori della sicurezza privata non hanno avuto in anni di servizio la necessaria formazione per svolgere un lavoro davvero complesso se si considerano le sue implicazione giuridiche.

E’ intervenuto in tempi relativamente recenti anche il Ministero dell’Interno con il decreto ministeriale 269/10, ma lo stesso, è ancora ben lontano da essere compiutamente applicato nella sua interezza, soprattutto nella parte relativa alla formazione.

Le Guardie Particolari Giurate sono destinate secondo gli artt. 133 e 134 del TULPS “alla vigilanza o custodia delle mobiliari od immobiliari”, i DM 85/99 e DM 154/09ne estendono le funzioni a tutte quelle attività di sicurezza in cui non sono richieste “pubbliche potestà”.

Per questo tipo di lavoro, che richiede un ruolo giuridico maggiore rispetto all’essere semplicemente un “privato cittadino che tutela i suoi beni”, l’articolo 138 del TULPS (come modificato dalla Legge del 6 giugno 2008, n. 101) rende le G.P.G. “incaricati di pubblico servizio”.

La qualifica giuridica loro assegnata però rimane lettera morta, in quanto, la stragrande maggioranza, non ha la minima idea di cosa voglia dire e di quali siano i poteri, i doveri e le limitazioni di questa figura, più che sufficiente per il lavoro da svolgere.

La cronaca giudiziaria ci riporta che le violenze contro le Guardie Particolari Giurate sono all’ordine del giorno e seppur ricadono nei dispositivi di cui agli artt. 336 c.p.(violenza a pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio) e 337 c.p. (resistenza a pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio), l’unico modo per fermare un aggressore indomito sembra essere uno scontro fisico con l’applicazione di non piacevoli (per chi le subisce) leve articolari, al fine di tenerlo fermo fino all’arrivo delle forze di polizia.

E’ possibile affermare, con ragionevole certezza, che bloccare un violento che ci sta picchiando, anche con le manette, potrebbe rientrare nella previsione dell’art 54 CP. Occorre ricordare che le manette (definite “di sicurezza”) sono mezzi di contenzione fisica e non armi o strumenti atti ad offendere e sono di libera vendita, detenzione, trasporto ed addirittura porto.

Dal punto di vista penale allora potrebbe essere possibile per una Guardia Particolare Giurata utilizzare le manette di sicurezza per fermare un’aggressione contro la sua persona da parte di un arrestato o da parte di un violento non in stato di arresto (che dovrà poi essere denunciato per i reati ex artt 336 e 337 c.p).

In linea di massima nessun rilievo penale dovrebbe essere mosso alla G.P.G. che adottasse siffatto comportamento, tuttavia, le G.P.G., come ricordava anche la risposta F.A.Q. della Polizia di Stato, sono sottoposte al regolamento di servizio del Questore della provincia dove svolge il servizio la Guardia Particolare Giurata.

L’orientamento dei Questori, rispetto al passato che concedeva il porto delle manette purché “in maniera occultata”, è attualmente per il divieto dell’uso (ma considerando che il divieto è inserito nell’articolo relativo all’uniforme, si dovrebbe intendere anche nel divieto della semplice dotazione).

Di conseguenza se una G.P.G., che anche nei casi giustificabili penalmente, dovesse far uso di manette, sarebbe comunque sanzionato disciplinarmente dal Questore della sua provincia ove il divieto è inserito nel regolamento con evidente pericolo di sanzione, sospensione, revoca dei suoi “titoli di polizia” e di conseguenza per la sussistenza del suo lavoro.

Esiste perciò una disparita di possibilità nel modus operandi delle G.P.G. tra le province (la quasi totalità) in cui sussiste il divieto di uso delle manette e quelle in cui lo stesso divieto non esiste.