Giovanni Zannini nel mirino della Procura: accuse di corruzione e concussione

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Giovanni Zannini nel mirino della Procura: accuse di corruzione e concussione
Il consigliere della Regione Campania Giovanni Zannini (Forza Italia), per il quale la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha chiesto l'arresto perchè indagato per i reati di corruzione e concussione. 20 gennaio 2026 Instagram / Giovanni Zannini +++ ATTENZIONE: L'ANSA NON POSSIEDE I DIRITTI DI QUESTA FOTO CHE NON PUO' ESSERE PUBBLICATA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++ NPK +++

Giovanni Zannini nel mirino della Procura: accuse di corruzione e concussione

Emergono dettagli inquietanti sull’indagine che coinvolge il consigliere regionale Giovanni Zannini, noto come “mister 32mila voti”. Secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, Zannini avrebbe esercitato pressioni politiche non attraverso atti ufficiali, ma usando il proprio peso istituzionale, anche come presidente della Commissione Ambiente, per favorire la pratica di un impianto caseario a Castel Volturno gestito dagli imprenditori Paolo e Luigi Griffo della Spinosa Spa.

Il politico, originario di Mondragone, dovrà comparire davanti al gip Daniela Vecchiarelli il 4 febbraio per rispondere dei reati di corruzione e concussione ipotizzati in un’inchiesta durata sedici mesi, iniziata con perquisizioni a ottobre 2024. Oltre a Zannini, i carabinieri avevano perquisito anche gli imprenditori Griffo, per i quali il pm ha chiesto il divieto di dimora.

Zannini, assente ieri in consiglio regionale, potrà decidere tra depositare una memoria o rispondere direttamente alle domande del gip, strategia ancora in valutazione dal suo legale, il penalista Angelo Raucci. La decisione del giudice sulla misura cautelare non ha termini precisi, secondo quanto prevede la legge Nordio.

Giovanni Zannini e l’arroganza del potere

Secondo l’accusa, Zannini non aveva poteri diretti sulla procedura di Valutazione di incidenza ambientale, riservata alla dirigenza tecnica. Tuttavia, avrebbe continuamente fatto leva sul ruolo di presidente della Commissione Ambiente per influenzare i dirigenti regionali.

Le carte dell’inchiesta segnalano due incontri, il 12 giugno e il 27 luglio 2023, con la dirigente del Dipartimento Valutazione ambientale, che aveva ribadito la necessità della procedura Vinca, addirittura di secondo livello, essendo l’impianto già realizzato. Zannini avrebbe insistito per un risultato diverso dalla normativa, cercando di trasferire la competenza dalla Regione al livello comunale attraverso la gestione associata delle funzioni ambientali e l’attivazione della Commissione ambientale locale. Secondo gli inquirenti, questo stratagemma avrebbe permesso di ottenere un parere favorevole senza rispettare i requisiti legali, aprendo la strada al finanziamento con Invitalia e all’erogazione di milioni di euro a favore della Spinosa.

L’inchiesta mette al centro il confine tra indirizzo politico e gestione amministrativa, evidenziando come la pressione di un consigliere possa condizionare processi tecnici delicati, con implicazioni economiche e normative significative. Il caso Zannini resta sotto osservazione, mentre l’iter giudiziario seguirà il suo corso nelle prossime settimane, con possibili sviluppi sulla misura cautelare e sulle responsabilità degli altri indagati.