Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo: quando a Salerno uccisero Nicola Giacumbi

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E’ domenica 16 marzo 1980, corso Garibaldi, siamo a Salerno e sono le otto di sera. Sette giorni prima che venga ammanettato il pallone per il primo calcioscommesse, viene ucciso il procuratore della Repubblica facente funzione Nicola Giacumbi, 52 anni, nato a Santa Maria Capua Vetere. Lo ammazzano mentre è in procinto di tornare a casa con la moglie, dopo aver visto Kramer contro Kramer al Capitol. E’ sull’uscio quando sbucano in due scaricano 14 colpi di pistola col silenziatore. Il procuratore muore, la moglie sopravvive per miracolo, un bossolo le sfiora la nuca. Un volantino trovato in un bar della città, rivendica: colonna “Pelli” delle Brigate Rosse. Pelli era un giovane terrorista reggiano morto in carcere per leucemia. I sicari di Giacumbi? Esponenti del ’77, operai transitati per l’autonomia, la figlia di un noto oculista, il figlio di un consigliere comunale. Quando li prenderanno, emergerà che Giacumbi è stato ucciso per vendicare il militante romano Valerio Verbano. Cosa c’entrava Giacumbi?, domanda il pm Sacchi. “Era un fascista”. Non ancora riconosciuti dalle Br, gli otto membri della colonna salernitana volevano, con quel delitto, accreditarsi.