Giorgio Armani, due testamenti segreti per blindare la sua maison

0
137

Giorgio Armani ha lasciato il mondo della moda a 91 anni, ma il suo impero è stato consegnato al futuro con una precisione che rispecchia lo stile essenziale e rigoroso che lo ha reso leggenda. Lo stilista ha redatto due testamenti segreti, datati 15 marzo e 5 aprile 2025, custoditi in busta sigillata e pubblicati il 9 settembre dal notaio Elena Terrenghi. Il cuore del lascito è la Fondazione Giorgio Armani, che diventa proprietaria del 100% della Giorgio Armani Spa. Alla Fondazione vanno direttamente il 9,9% delle azioni e la nuda proprietà del restante 90%, il cui usufrutto è stato assegnato al compagno e braccio destro Pantaleo Dell’Orco, ai nipoti Silvana Armani e Andrea Camerana e alla sorella Rosanna. Sul fronte dei diritti di voto, Dell’Orco avrà il 40%, la Fondazione il 30%, mentre Silvana Armani e Andrea Camerana il 15% ciascuno. Una governance calibrata, costruita con lungimiranza per garantire stabilità e continuità.

Un patrimonio miliardario

Secondo le stime, il patrimonio personale di Armani varia tra i 9,5 e i 13 miliardi di dollari. Il cuore resta la Giorgio Armani Spa, un gruppo da 2,3 miliardi di euro di fatturato, oltre 10 mila dipendenti e più di 2.700 boutique in 60 Paesi. Dal lusso all’hospitality, passando per accessori, occhiali, cosmetici e profumi: un universo che negli anni ha dato forma a un marchio globale. Accanto all’azienda, Armani lascia anche un ingente patrimonio immobiliare: dalla villa di Pantelleria a Forte dei Marmi, dalla storica residenza milanese di via Borgonuovo alla Villa Rosa nell’Oltrepò pavese, fino ai rifugi di Saint Moritz, Parigi e Saint Tropez. A questo si aggiungono opere d’arte, la proprietà dell’Olimpia Milano e, da ultimo, l’acquisto “sentimentale” della storica Capannina di Viareggio, avvenuto pochi giorni prima della sua morte.

Una costruzione solida e anticipata

Il passaggio generazionale era stato programmato con largo anticipo. Già nel 2016 Armani aveva creato la Fondazione Giorgio Armani con il compito di salvaguardare l’indipendenza della maison. Lo statuto aggiornato nel 2023 prevede sei categorie di azioni con pari diritti economici ma diversi poteri di voto, per evitare conflitti interni e impedire scalate ostili. La governance, che include Dell’Orco, i nipoti e manager come Federico Marchetti, fondatore di Yoox, mira a mantenere coerenza e armonia. “La priorità è lo sviluppo globale del nome Armani e la difesa dei valori di essenzialità ed eleganza”, recita il documento.

Lo “stilista controllore”

Armani stesso, poco tempo fa, aveva ammesso in un’intervista al Financial Times: «La mia più grande debolezza è che controllo tutto». Anche negli ultimi mesi di vita, nonostante i problemi di salute, non ha rinunciato a supervisionare personalmente le sfilate, fino all’ultimo dettaglio.

L’eredità di un visionario

Il 1975, anno di fondazione della maison, segnò l’inizio di un’epopea: dagli 800 milioni di lire di fatturato iniziali ai 250 miliardi già nel 1984, passando per intuizioni geniali come la giacca destrutturata, simbolo del suo stile. Armani ha incarnato l’eleganza moderna, essenziale, mai ostentata, diventando icona globale e “padre nobile” della moda italiana. Non lascia figli, ma un’eredità culturale e imprenditoriale che lo colloca al quarto posto tra i più ricchi d’Italia.

Milano Fashion Week nel suo segno

La sua assenza sarà avvertita nella prossima Milano Fashion Week Women’s Collection (23-29 settembre). La sfilata “Giorgio Armani” del 28 settembre chiuderà l’evento celebrando i 50 anni della maison, accompagnata da una mostra speciale all’Accademia di Brera. «La sua lezione è preziosa in un’epoca di trasformazione», ha dichiarato Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda, che ha chiesto un minuto di silenzio in memoria di Armani. Re Giorgio se n’è andato, ma il suo stile e il suo impero restano scolpiti nella storia.