Di Marco Visconti
Atti amministrativi e dichiarazioni istituzionali delineano il percorso che ha portato al restauro del cosiddetto togato romano di via Matteotti (Lamia). Si è trattato di un intervento breve ma intenso, della durata di soli 3 giorni. Tuttavia, i lavori risultano a oggi incompleti; per tale ragione sono state interpellate le figure responsabili dell’epoca: la dottoressa Raffaella Bonaudo e la funzionaria archeologa di zona, la dottoressa Simona Di Gregorio. La dottoressa Bonaudo ha dichiarato di non ricoprire più il ruolo di Soprintendente, delegando quindi ogni richiesta di approfondimento alla dottoressa Di Gregorio. Quest’ultima, pur confermando l’avvenuta esecuzione del restauro (dal costo di 4.831,20 euro), ha scelto di non sbilanciarsi in merito al progetto complessivo presentato dall’amministrazione comunale, che prevedeva ulteriori interventi oltre al semplice recupero del monumento. «Queste decisioni non spettano al Comune», ha spiegato la dottoressa Di Gregorio, «ma rientrano in una procedura concordata con la Soprintendenza. Restano da completare i pannelli informativi e siamo in attesa di una proposta da parte dell’Ente comunale per una protezione più adeguata della statua». Tuttavia, emerge una discrepanza: in un documento ufficiale firmato da entrambe le responsabili in data 25 settembre 2024, si attesta chiaramente che la Soprintendenza aveva già approvato il progetto proposto dal Comune.
Il progetto: l’iniziativa parte dal Comune
L’8 luglio 2024 il Settore Lavori Pubblici e Tutela Ambientale trasmette alla Soprintendenza un articolato progetto di recupero del togato, descrivendo l’opera come esposta al traffico cittadino, priva di protezioni e soggetta a rischio di degrado. Nel progetto si parla di: consolidamento e pulitura della statua; realizzazione di un calco; musealizzazione dell’originale nella pinacoteca Tommaso Maria Fusco (ora sede del consiglio comunale); collocazione in sito di una copia.

La messa in opera: il restauro e il nodo della colonna
Non risultano, almeno nell’albo pretorio, relazioni dettagliate che chiariscano: quali parti del togato siano state effettivamente restaurate; se il restauro possa definirsi realmente “a regola d’arte” rispetto a quanto dichiarato. L’unico indizio a disposizione è il pagamento per il lavoro di restauro: 4831,20euro e rimane come disponibilità residua un totale di 18,80euro. Strano che una somma così bassa non sia stata erogata alla restauratrice, spia del fatto che i lavori, per l’appunto, restano incompleti.

La dichiarazione dell’assessore con delega alla Cultura Valentina Oliva
«L’opera del restauro è stata completata e c’è la liquidazione del lavoro totale. Ho fatto un atto di indirizzo per l’installazione di una bacheca di protezione per l’opera, nonché l’apposizione di una targa che indichi di quale opera si tratti». Dunque, il Comune paga integralmente l’intervento, certificandone la conclusione, mentre restano aperti – secondo la Soprintendenza – ulteriori passaggi come pannelli e tutela del sito.

Le parole della restauratrice
«Non ho capito nemmeno io cosa si sia bloccato – spiega la dottoressa Corradini – si è incagliato qualcosa al Comune. Ho seguito il restauro, l’ho pulito, ho usato prodotti che potrebbero reggere alle intemperie. Abbiamo inoltre sollecitato la Soprintendenza di mettere dissuasori per non far arrivare i cani vicino alla statua e di non far arrivare le acque meteoriche. Diverse volte ho chiamato il Comune, sono passata a controllare il togato, non so bene quali problemi abbia avuto in Comune (commissione di inchiesta n.d.r.). Nel momento in cui gli amministratori sono pronti, disinfetto il togato e uso di nuovo tutti i prodotti per tutelare l’opera».

Interessante la proposta della restauratrice di proporre un bando di gara comunale affinché si possa fare luce sulla storia del togato romano, così da dargli la giusta posizione nel tempo, nella memoria, piuttosto che renderlo amorfo e limitarsi, tramite targa, di definire la periodizzazione alla quale sarebbe presumibilmente risalente. D’altro canto, Soprintendenza e Comune non parlano la stessa lingua, si ritrovano ad attendersi a vicenda. Nell’attesa, il togato senza memoria diventa un bagno allettante per i cani.

