
Dopo due anni di sangue e devastazione, la guerra tra Israele e Hamas si chiude con la firma dell’accordo di pace mediato dagli Stati Uniti.
Nella notte tra l’8 e il 9 ottobre, le parti hanno sottoscritto la prima fase del piano voluto da Donald Trump, che oggi è arrivato a Tel Aviv tra applausi e misure di sicurezza straordinarie.
Il rilascio degli ostaggi
L’intesa prevede il ritiro delle truppe israeliane lungo una fascia di sicurezza al confine di Gaza e la liberazione di tutti i 20 ostaggi israeliani ancora vivi, insieme alla restituzione delle salme di 28 rapiti uccisi.
Le immagini del rientro, trasmesse in diretta nazionale, hanno scatenato la commozione di un Paese intero: lacrime, bandiere e abbracci nella Piazza degli Ostaggi di Tel Aviv, dove migliaia di persone hanno seguito il rilascio su maxi-schermi.
Trump: “Oggi è storia”
Atterrato con l’Air Force One, Trump ha incontrato il premier Benjamin Netanyahu e il presidente Isaac Herzog, definendo l’accordo “il giorno migliore di Israele”.
In serata, il tycoon americano parteciperà alla cerimonia ufficiale di firma del trattato a Sharm el Sheikh, insieme al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, al leader palestinese Abu Mazen e a diversi capi di Stato europei, tra cui Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron.
Una tregua fragile
L’intesa arriva a due anni esatti dal 7 ottobre 2023, giorno dell’attacco di Hamas che causò 1.194 vittime israeliane e scatenò una guerra che ha fatto oltre 67.000 morti a Gaza, tra cui 19.000 bambini.
Le operazioni di ricostruzione della Striscia inizieranno entro fine anno, con fondi promessi da UE, Egitto e Stati Uniti.
Ma resta l’incognita politica: “Solo la soluzione dei due Stati potrà garantire la pace vera”, ha avvertito l’ambasciatrice palestinese Mona Abuamara.
Per ora, però, Israele festeggia.
E, come ha detto Trump lasciando Tel Aviv:
“La guerra è finita. Oggi il mondo può respirare.”
